Interconnessi
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tempo, raccogliere pareri e osservazioni, impedire che la delegificazione, in molti casi
necessaria per rispondere rapidamente alle dinamiche sociali ed economiche, si tra-
sformi in un surrettizio esproprio di ruolo. Da quello tecnico, dotando il Consiglio di
strutture specialistiche adeguate a supportare un ruolo decisamente più esigente,
non soltanto su quello giuridico, quanto su quello economico, finanziario e delle po-
litiche di settore, e ciò soprattutto in termini di valutazione di impatto e di risultato.
Alberto Faustini
Ma non dovete impegnarvi di più anche voi consiglieri?
Luca Zeni
Come per tutte le attività intellettuali, la misurabilità dell’impegno non è facile. Se
non ci si accontenta di dire solamente sì o no, occorre capire, sviluppare una attitu-
dine alla proposta, una capacità di giudizio del tutto eccezionali. Occorrono ore di
studio, stare seduti a tavolino, a leggere, studiare, capire. Occorre diminuire le ore
di macchina per andare a dieci inaugurazioni al giorno. E accrescere le ore di serietà.
Anche se poi vieni accusato di “non essere tra la gente”: è fondamentale confrontar-
si con le persone, ma il bravo politico non è certo quello che passa le sue giornate al
bar, anche se in quel modo è più facile che “l’impegno” sia visto!
Senza queste condizioni soggettive, che chiamano in causa la responsabilità perso-
nale di ciascun Consigliere, ogni azione, per quanto appropriata e ben supportata
possa essere, è destinata a non produrre i risultati attesi.
Alberto Faustini
Di fatto quelli che stiamo vivendo, al di là di quanto potrà accadere, sembrano gli
ultimi giorni della Seconda Repubblica. Siamo di fronte a una profonda crisi del
sistema e c’è chi, come Dellai, parla della necessità di costruire un cantiere. Un’idea
o l’ennesimo tentativo di costruire qualcosa di nuovo solo a parole?
Luca Zeni
C’è un equivoco di fondo. Quando ci troviamo di fronte a un’evidente incapacità del
sistema politico di guidare la comunità, pensiamo soltanto a evidenziare i limiti dei
contenitori partitici e a provare a cambiarne i nomi. Questa abitudine è forse il maggior
emblema di quell’attitudine tutta italiana del “cambiare tutto per non cambiare niente”.
Per migliorare la politica italiana non servono nuovi partiti, magari che si autoprocla-
mino il “grande” centro. Gli italiani hanno già indicato la direzione di una semplifica-
zione del quadro politico, con due grandi partiti – Pd e Pdl – perno di coalizioni coese.
Il bipolarismo è ormai nelle teste dei cittadini, che vogliono scegliere con il voto chi
li governerà, e non demandando agli equilibri partitici successivamente al voto: su
questo non si può tornare indietro.
Concentriamoci sui contenuti, invece che sui contenitori!
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