Prospettive
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Baptist Metz definisce la «grande morale di Gesù», tanto diversa da quella piccolo bor-
ghese, attaccata al peccato. L’etica che Gesù ci ha mostrato non mira a giudicare ma
a individuare e lenire la sofferenza. Essa consiste allora non tanto nella obbedienza a
precetti esteriori, quanto in una riflessione responsabile, mediante la quale ci si pone
con verità di fronte al proprio essere ed anche “nei panni degli altri”, per ipotizzare
gli interventi giusti nei confronti della dignità personale propria o altrui. Tale senso di
responsabilità riguarda dapprima la persona stessa ma si estende poi e diventa comu-
nitario, secondo il sapiente indicativo di Gesù: «ama il prossimo tuo, come te stesso!».
La sfida della giustizia sociale
L’evoluzione dell’etica ha fatto passare dal criterio del
merito acquisito
(“a chi ha,
sarà dato”: il caso dell’era feudale e della nobiltà) a quello del
rendimento
(“chi non
lavora, neppure mangi”: la società borghese) e infine a quello della
solidarietà
(“date
e vi sarà dato”: criterio che ha portato allo stato sociale, fonte di speranza e di sussi-
stenza per tante persone). È il primato del bisogno – non del merito – quello che viene
supportato dalla riflessione etica e dal Vangelo di Gesù, in contrasto con la logica
opportunistica dei farisei. In linea con tale visione si pone anche il monito di Paolo VI
nella
Populorum progressio
: «Non si spacci per carità ciò che è dovuto per giustizia!»
Tale impostazione dei tempi moderni richiede un continuo discernimento in vista di un
bilanciamento intelligente tra esigenze del soggetto e della società, che consenta di
concepire, perseguire e attuare ciò che viene indicato con i tre concetti fondamentali
di
solidarietà
-
sussidiarietà
-
bene comune
. Si tratta di nobili intenti, che vanno però
fondati in maniera sistematica, in modo da permettere quell’impegno che supera gli
interessi personali o di gruppo e permette di diffondere una speranza concreta.
Un aiuto all’obiettività di tale discernimento può derivare dal provare a vedere le cose
“dal basso”, non sempre dall’alto. È un fatto culturale, che richiede anche una mira-
ta educazione al pensare e all’agire eticamente responsabili. Basilare a tal fine è lo
sforzo di far capire ai cittadini che devono cercare di essere persone (ovvero soggetti
in relazione costruttiva) e non solo individui, come vorrebbe la società dei consumi.
La politica, l’economia e… qualcosa che viene prima
Oggi giorno la politica e l’economia divengono fonte di “cattive novelle” che mettono
in forte crisi la speranza e la voglia di impegnarsi. Il cardinal Carlo Maria Martini pro-
poneva la nota distinzione e gerarchia tra
cultura
,
politica
ed
economia
e auspicava
che al di sopra di tutto vi fosse un’opzione culturale a informare la vita civile dei po-
poli. È la cultura che sceglie – ad esempio – di mettere al centro la persona, ogni per-
sona, anche quella che proviene da lontano e che si fa nostro prossimo. La politica ha
poi il compito di prevedere le leggi attuative di tale disegno culturale, mentre l’eco-
nomia ha l’onere di fornirne i mezzi. Laddove il primato viene attribuito alla politica,
si rischia di avere una dittatura; se prevale invece l’economia, tutto viene finalizzato
a criteri quantitativi – a far quadrare i numeri – più che qualitativi.
Occorre ri-partire dalla centralità della persona nel pensiero greco-cristiano, della
persona che come essere sociale si pone coscientemente e responsabilmente in
relazione e cerca l’equilibrio tra diritti e doveri, sapendo che questo non è mai dato
a priori ma va sempre di nuovo trovato
contestualmente
.
È necessario allora riprendere ad insegnare etica, non solo informatica, per pratica-
re quel discernimento tra
possibile
e
lecito
, auspicato da Rita Levi-Montalcini, che