I giornali riportano una lettera che ho inviato all’assemblea provinciale del Pd del Trentino rispetto all’attuale situazione del partito, per trasparenza la riporto di seguito.

La stragrande maggioranza dei cittadini sicuramente riterrà inutili o addirittura dannose queste discussioni interne ai partiti, ed ha in gran parte ragione, perché sono troppe le energie e il tempo speso su questioni interne invece che sui temi che riguardano la vita delle persone.

Però, che piaccia o meno, il funzionamento dei partiti incide in maniera molto rilevante sul funzionamento delle istituzioni e sulle modalità di formazione delle decisioni, per cui anche queste discussioni alla fine rilevano.

In pillole la sintesi (mi scuso in anticipo per le evidenti semplificazioni, ma rileggere l’ultimo anno del Pd in maniera estesa sarebbe davvero lungo..), per chi non è appassionato del tema: nel 2014 si è svolto il congresso provinciale del Pd, che ha nominato segretario e assemblea; i tre candidati alla segreteria hanno ricevuto circa 1/3 dei voti a testa, e quindi si è costituito un quadro frammentato; nella primavera del 2015 una serie di vicende legate in particolare alle elezioni comunali, ha portato alla richiesta di dimissioni della segretaria; dimissioni che sono arrivate il 29 giugno 2015. Nel frattempo si è cercato di trovare un modo per avviare la fase congressuale dopo aver modificato una serie di disposizioni dello Statuto, in modo da evitare la frammentazione avuta fino a questo momento. Sembrava che l’accordo fosse siglato, con la nomina di Sergio Barbacovi a segretario, in modo da modificare le regole e svolgere il congresso entro l’anno, ma una serie di incomprensioni e la mancanza di fiducia reciproca ha portato ad un voto insufficiente per l’elezione (servivano i 2/3 degli aventi diritto, come prevede lo Statuto trentino e come ha sempre interpretato l’assemblea). C’è stato però un ricorso ai garanti, che hanno dichiarato Barbacovi segretario in virtù di un contrasto tra lo Statuto locale e quello nazionale, il quale prevede la maggioranza assoluta e non i 2/3.

Di seguito la lettera inviata all’assemblea del Pd:

 

Cari tutti,

vorrei condividere alcune riflessioni con voi rispetto al delicato momento che stiamo attraversando come Partito Democratico del Trentino.

Personalmente ho condiviso il tentativo di eleggere in assemblea un segretario in modo da affrontare con serenità la fase congressuale, cercando di modificare quelle regole elettorali che favoriscono la frammentazione. Per questo il pomeriggio del 29 giugno, data dell’ultima assemblea, avevo ringraziato Michele Nicoletti per il “pacchetto” concordato, trovandolo di buon senso. E la mancata elezione di Sergio Barbacovi l’ho trovata l’ennesima brutta figura per tutti noi.

Nei giorni successivi ho sollecitato diversi esponenti del nostro partito a non rinunciare a cercare una soluzione politica, anche riconvocando l’assemblea, cercando un nuovo accordo anche sullo stesso Barbacovi, visto che leggendo i giornali la mancata elezione pare essere stata il frutto più di una incomprensione figlia della mancanza di reciproca fiducia, che di complotti.

Nel frattempo qualcuno ha scelto la via dei garanti. Non nascondo che ho sempre pensato che quando un partito abbandona la via della politica e imbocca quella dei cavilli, è davvero alla frutta. Però è una via assolutamente legittima e che non si può contestare a priori.

In questo caso però le conseguenze per il Partito rischiano di essere decisamente negative. Da quanto leggiamo, la motivazione dell’accoglimento del ricorso si fonda sul contrasto tra lo Statuto nazionale – che all’articolo 15 co. 9 prevede la maggioranza assoluta perché l’assemblea possa eleggere un nuovo segretario in caso di dimissioni del segretario in carica (anche se in realtà la disposizione è comunque un po’ ambigua, perché parla del caso di “dissenso motivato verso deliberazioni approvate dall’Assemblea”, ma non mi interessa soffermarmi su questo punto) – e Statuto provinciale che prevede i 2/3 (degli aventi diritto, ha sempre interpretato l’Assemblea). L’articolo 15 si intitola “Principi inderogabili per gli statuti regionali”.

Qui si aprono due questioni a mio avviso molto rilevanti, la prima di “visione politica”, la seconda dalle forti conseguenze pratiche.

La visione. Quando il Partito Democratico del Trentino nacque, il percorso fu accidentato, teso, ma anche appassionante. Diverse sensibilità si univano, con peculiarità molto diverse dal resto del Paese. Nel 2007, unici in Italia, il Trentino partecipò alla fase costituente nazionale del Pd ma non a quella provinciale. Solo un anno dopo la Margherita, che aveva rapporti di forza inversi con i DS rispetto al resto del Paese, di fronte all’entusiasmo di popolo che caratterizzava quella fase, si divise e permise la nascita del Pd del Trentino, con DS e Associazione per il PD.

E in quel periodo, antecedente alle elezioni provinciali del 2008, c’era un grande fermento; l’assemblea presieduta da Gianni Kessler fece un incredibile lavoro di elaborazione su Statuto e regolamenti, con riunioni serrate e approfondite.

C’era allora la consapevolezza di muoversi in diversi punti in difformità rispetto allo Statuto e al regolamento nazionale, ma l’assemblea tutta rivendicava la specialità del nostro percorso. Pur nella diversità di sensibilità tra chi chiedeva di avviare la procedura di confederazione e chi voleva “più PD”, tutti concordavano sulla necessità di un forte radicamento territoriale, con anche una autonomia statutaria a sancire questo rapporto di appartenenza ma non di sudditanza. Siamo una autonomia speciale, non una articolazione territoriale di uno Stato centrale.

Quando nel luglio 2009 la commissione nazionale di garanzia contestò la non conformità delle nostre regole a quelle nazionali, ci fu una aspra discussione. Il PD nazionale inviò a Trento il senatore Gero Grassi, che ci richiamò pesantemente, minacciando anche il commissariamento per la nostra condotta; ci fu una posizione unanime e serrata da parte nostra (ricordo in quella riunione l’allora onorevole De Torre, persona tra le più pacate che abbia conosciuto, urlare e minacciare una uscita di massa dal Pd, per costituire un partito trentino democratico alternativo..) (allego il verbale dei coordinamenti dell’epoca). Alla fine il comunicato del segretario provinciale Maurizio Agostini, che allego, fu distensivo nei toni, ma confermò il riconoscimento della nostra specialità.

Cosa significa questo? Politicamente riconoscere che le regole che ci siamo dati – su punti che non concernono evidentemente i principi di fondo – devono sottostare a quelle nazionali, significa rinnegare quella posizione per la quale tanto duramente ci battemmo all’epoca. Il motivo per il quale le nostre regole sono in molti punti diverse da quelle nazionali non fu l’incompetenza dei membri dell’assemblea dell’epoca, ma fu invece che si volle consapevolmente prevedere regole diverse in nome di un principio di autonomia. Da questo punto di vista è illuminante il verbale dell’assemblea dell’epoca con la consapevole discussione che ci fu, e che allego.

Tutto questo, dicevamo, ha anche una conseguenza pratica.

L’articolo 15 dello Statuto nazionale, posto a fondamento della decisione dei garanti, prevede una lunga serie di disposizioni, molte delle quali in contrasto con le regole congressuali che ci siamo dati e che vorremmo darci. Si prevede una Convenzione regionale, e una scrematura dei candidati segretari da parte degli iscritti (i primi tre, con almeno il 5% degli iscritti, e una suddivisione per collegi, co.6), lo svolgimento del congresso in un momento unico per tutta Italia (co.7), possono esserci più liste collegate a un candidato segretario (co.8)…

Regole che, se riconosciamo il principio per il quale siamo una semplice sezione locale del Pd nazionale, non rilevano tanto per il passato (quando abbiamo seguito regole nostre decisamente diverse. Cosa dovrebbe significare, che l’attuale assemblea è stata eletta “irregolarmente”? Non scherziamo), ma anche per il futuro. Tutto il lavoro fatto nei mesi scorsi dal gruppo di lavoro per la modifica delle regole per il Congresso, con ipotesi molto approfondite per limitare la frammentazione, sarebbe stato inutile, perché l’unica cosa che potremo fare sarà seguire le indicazioni sopra citate dell’articolo 15 dello Statuto nazionale: scrematura a tre tra gli iscritti, più liste collegate a ogni candidato segretario, e dalla prossima volta riallinearci alla data dei congressi regionali del resto del Paese.

Ma se così è, emergerebbe il paradosso per il quale abbiamo fortemente voluto evitare di avviare subito la fase congressuale, eleggendo un segretario, al fine di modificare le regole per il Congresso, e invece potremo soltanto adeguarci al sistema nazionale. Ma allora a cosa serve questa fase? Tanto varrebbe andare subito a Congresso con le regole nazionali, applicabili subito e inderogabili.

Per questo riterrei fondamentale ribadire il percorso politico che intendiamo compiere. La prossima assemblea non getti al macero le battaglie di anni e non si precluda la possibilità di tracciare il futuro. Si voti nuovamente, stavolta in maniera larga e senza ambiguità, Sergio Barbacovi segretario, ma al contempo si assuma una posizione chiara ed inequivocabile di rigetto delle motivazioni con cui è stato accolto il ricorso, da garanti che evidentemente ignoravano il percorso svolto ed il contesto politico, e si sono basati su una mera lettura dei due Statuti. O, in subordine, forzando, si accetti l’interpretazione, per quanto giuridicamente tirata, che i 2/3 previsti dal nostro statuto per eleggere il nuovo segretario sono da interpretare come “dei presenti” e non “degli aventi diritto”, ma si disconosca l’applicazione automatica dello Statuto nazionale. Almeno sarà una interpretazione interna al nostro Statuto.

Non lo dico tanto per il rischio di proseguire con nuovi ricorsi (mi auguro che si chiuda finalmente la fase del contenzioso), ma per una ragione politica.

Alla fine Sergio Barbacovi sarebbe comunque segretario, ma all’interno di un quadro dove il Pd del Trentino, con un sussulto di orgoglio, indica la strada e rivendica la sua autonomia. Sarebbe un bel segno se lo stesso Barbacovi lo chiedesse, mostrando consapevolezza del ruolo che andrà a ricoprire.

Molti dicono che nell’attuale clima rivolgersi all’assemblea significa affidarsi soltanto alla personale cortesia dei singoli, sapendo che si applicano categorie altre da quelle della logica politica, ma voglio sperare che l’entità del significato politico di questa scelta prevalga rispetto ad altre dinamiche.

Buon lavoro a tutti.

Luca Zeni

 

CorrieredelTrentino8luglio2015

Trentino8luglio2015

 

 

 

 

 

 

lettera AGOSTINI chiarimento con il PD NAZIONALE

 

 

 

Adige8luglio2015

Discussion - 2 Comments
  1. Pierluigi Fabbris

    Jul 28, 2015  at 09:27

    Il PD è in crisi nera in quanto risulta difficile capirne la direzione. Non si capisce il progetto ma solo tante prime donne che si fanno lotta.
    Anche quando fu da scegliere con primarie il candidato Presidente della Provincia non si è stati all’altezza.
    Nella precedente consigliatura si è visto un capogruppo che veniva accusato di non seguire le decisioni.
    Non si vede ricambio e non si premia chi si da fare come successe nel non tenere in considerazione di Enrico Turra che aiutò alle primarie coalizione sul candidato presidente Olivi. Non c’è ricambio con i giovani e si vedono rapporti incancreniti.
    Sullo statuto non posso esprimersi ma dopo quella decisione credo che ci si deva adeguare alle regole nazionali perché si è messo punto che non è derogabile lo statuto nazionale su quei punti e il progetto Trentino deriva dal nazionale.
    Il discorso pietoso delle offerte per trovare soluzioni del dopo Robol che assieme a Vanni Scalfi offriva sostegno a Elisa Filippi, dopo averla con gioco palazzo fatta fuori è disgustoso.
    A sto punto un vero congresso ove tutte le posizioni si confrontino non è rinviabile e in primo autunno andrebbe fatto per chiarezza e salvare il salvabile prima che la credibilità sia zero.

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