Interrogazione

SICUREZZA: FATTI, NON PROPAGANDA

Ma cosa sta succedendo in Trentino?

Mentre la città pare essere diventata, almeno stando ai dati recenti ufficiali dell’ Istituto di Ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, una delle “capitali della droga” con un consumo medio pari a 115 dosi al giorno ogni mille abitanti ed il SERD di Trento ha in trattamento ben 1.054 persone afflitte da tossicodipendenza, la Banca d’ Italia, attraverso i suoi organi di controllo, disegna uno scenario molto preoccupante per quanto attiene la situazione delle operazioni finanziarie sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo internazionale, come già rilevato in altra interrogazione dello scrivente. Ma non basta.

Il prezioso lavoro di indagine delle Forze dell’ordine e della Magistratura nella nostra provincia, dimostra come e quanto stia crescendo il pericolo di infiltrazione delle organizzazioni criminali dentro il tessuto produttivo e sociale, al punto da incidere perfino sul versante istituzionale se è vero, com’è vero, che nessuno pare disposto ad assumersi la responsabilità di guidare un’ Amministrazione comunale in determinate aree. Nel frattempo, nelle più grandi realtà urbane, la criminalità minorile – raccolta nelle cosiddette “baby gang” – sta assumendo ormai contorni non irrilevanti e che innescano forti disagi nella popolazione.

Ne esce insomma un quadro a tinte fosche e rispetto al quale la retorica sulla sicurezza serve a ben poco.

Cosa è stato fatto in concreto – e soprattutto sul versante sociale, formativo e della prevenzione, ovvero sui settori di maggiore competenza della politica – nella corrente Legislatura provinciale? Le dichiarazioni si sono sprecate, al pari dell’indignazione e delle solite promesse. Si è esercitata una pressione forte sugli operatori della sicurezza pubblica, per esibire presenze di controllo che, se hanno pur prodotto qualche esito, non possono aver assolto a compiti che non spettano a loro, come quelli delle politiche sociali e della cultura civica.

Arresti di “pesci piccoli” e operazioni di prevenzione e di monitoraggio del territorio sono certamente elementi non sottovalutabili, ma, in termini politici, rispondono solo all’emergenza momentanea e ad aspetti comunicativi e di propaganda, senza affrontare la radice sociale dei problemi che stanno emergendo. E così mentre si rafforza, ancora un volta, la retorica contro gli stranieri, talora colpevoli solo di essere tali, si chiudono gli occhi davanti ai problemi reali che stanno investendo, sul versante della criminalità e della sicurezza, anche questo territorio.

Non è chiudendo qualche centro di accoglienza o plaudendo alle operazioni di repressione della malavita che si definisce una vera politica della sicurezza, la quale passa invece su canali molto più complessi e fra loro correlati, in un intreccio virtuoso di collaborazioni e scambi di informazioni ad ogni livello. Non è sostenendo una selvaggia libertà d’impresa che si favorisce il sistema produttivo e la sua sicurezza, perché così facendo si aprono solo le porte all’ infiltrazione di soggetti e realtà molto più pericolosi del piccolo evasore fiscale. Insomma non è con l’urlata propaganda che si governa, bensì con la fatica dell’impegno quotidiano, senza dover rincorrere la notizia più che i fatti.

Insomma ciò che latita è, per l’ennesima volta, una seria programmazione ed una politica del fare, anziché del solo proclamare, nella consapevolezza che il Trentino, proprio per le sue caratteristiche economiche e sociali sta diventando oltremodo appetibile anzitutto per quei sistemi mafiosi che silenziosamente investono sulla movimentazione finanziaria anziché sull’uso plateale della violenza; sull’edilizia e sul riciclaggio piuttosto che sull’estorsione e l’intimidazione. Non si tratta di opinioni, ma di fatti più volti sottolineati anche dalle relazioni annuali della Magistratura in apertura dell’Anno Giudiziario ed in altre pubbliche circostanze.

A fronte di questa situazione, in costante peggioramento, a poco servono le roboanti dichiarazioni ad effetto, mentre è invece necessario attivare tutta la strumentazione possibile ed a disposizione dell’autonomia speciale, per intervenire sulle cause ancor prima che sugli effetti, perché è questo il compito di una seria politica di governo del territorio.

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

1) se la stessa è a conoscenza della gravità della complessiva situazione del Trentino sul versante della criminalità organizzata e delle sue molte sfacettature e come valuta la stessa;

2) se si ritiene di poter rapidamente intervenire, anche attivando appositi servizi di coordinamento sul versante della prevenzione e su quello della programmazione di nuove e più aderenti politiche sociali;

3) se è possibile costruire progetti innovativi e sperimentali, anche attivando magari una apposita Unità di Missione Strategica dentro la Struttura provinciale, per una maggiore interazione con le Istituzioni preposte ai controlli e quindi non solo le Forze dell’ ordine, ma anche le Agenzie e gli Organismi chiamati a controllare, verificare ed indagare su ogni aspetto delle possibili infiltrazioni criminali nel tessuto produttivo trentino;

4) se la Giunta provinciale non conviene sull’opportunità di abbandonare la sola retorica della sicurezza ed investire invece sulla sobrietà di un progetto capace di riguardare tutto il territorio ed in special modo quelle realtà di periferia che più d’altre appaiono esposte, per molte ragioni, ai rischi sopra evocati.

A norma di Regolamento di richiede risposta scritta.

avv. Luca Zeni