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Per un territorio alpino come il nostro il tema della mobilità è strategico, e il ruolo dell’aeroporto Catullo di Verona si inserisce in questo quadro.  L’errore che spesso si compie, è considerare un aereoporto come a se stante; in realtà in questo settore è determinante la capacità di una visione di sistema, che inserisca uno scalo all’interno di un quadro territoriale ampio, come il nord Italia, se non l’intero Paese. L’alternativa è un cannibalismo tra i singoli scali che produce grossi guadagni per le compagnie aeree (che si fanno pagare profumatamente per utilizzare uno scalo) e grosse perdite per l’ente pubblico. Per questo motivo ho presentato una interrogazione alla giunta provinciale per capire quale linea si stia seguendo.

La Catullo spa ha chiuso l’esercizio 2012 con una perdita di 11,6 milioni di euro, inferiore ai 26,6 milioni del 2011. Il miglioramento dei risultati è stato conseguenza del cambio di rotta gestionale che ha snellito la struttura societaria, chiuso contratti capestro (Ryanair), messo in liquidazione la controllata Avio Handling, rinegoziato il debito spostando da breve a medio-lungo termine 26 milioni di scadenze bancarie e poi, a conclusione di un iter protrattosi per 14 anni, ottenuto la concessione per lo scalo di Montichiari, che consentirà di trasformare ciò che sinora era un costo in un’attività. Ciò ha permesso di far tirare un sospiro di sollievo all’azionista Provincia di Trento che, dopo l’ultimo aumento di capitale al quale ha partecipato con 4 milioni, è secondo azionista con una quota del 22% in portafoglio.
Altre sfide attendono la società nei prossimi anni: gestire gli esuberi di personale, ma soprattutto trovare nuove risorse per i lavori di manutenzione e per i nuovi investimenti nel sistema Villafranca-Montichiari per i quali si stima siano necessari cinquanta milioni di euro nei prossimi tre anni. Tali risorse si potranno ottenere chiamando nuovamente i soci ad un aumento di capitale, oppure aprendo la società, oggi pubblica, ad uno o più partner industriali privati.

Considerate le ristrettezze dei bilanci degli enti, l’alternativa privata è la più auspicabile e, soprattutto dopo la concessione per lo scalo bresciano, si è manifestato l’interesse del limitrofo aeroporto di Venezia (tramite la società Save), di Gamberale (tramite il Fondo F2i) e perfino di un fondo australiano (Amp). I prossimi mesi saranno dedicati agli approfondimenti sui possibili partners, sia per iniziare i lavori di manutenzione, sia per accedere agli eventuali sostegni europei per gli investimenti aeroportuali. La scelta principale, comunque, riguarda l’assetto futuro del controllo – pubblico o privato – del Catullo, decisione ancora aperta e tema a cui pare poco interessata la Provincia di Bolzano.
Come si evince dalla stampa locale (L’Adige 28/8/2013 pag. 15) sembra prendere corpo la strada di una entrata nella compagine azionaria del Catullo di Save con la quale è stata aperto un tavolo tecnico in esclusiva fino a fine settembre, e pare che una delle preoccupazione sia la rappresentanza della Provincia dentro il Cda, questione che non pare molto rilevante.
Il Presidente della Provincia Pacher ha risposto che è stato effettivamente manifestato l’interesse da parte di SAVE, e che per questo nei prossimi mesi si approfondirà la questione.
A questo proposito la posizione del Partito Demcratico è di apertura massima, attraverso un bando internazionale, per poter valutare in maniera ampia le diverse opzioni possibili.
L’auspicio è che non si rinunci ad una occasione di tale portata privilegiando gli aspetti strategici di business e di ritorno positivo per l’economia PAT .

Testo interrogazione

 

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