Anche la comunità trentina nei prossimi anni dovrà far fronte ai crescenti bisogni che caratterizzano gran parte dell’Europa: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle multimorbilità e delle patologie legate alla demenza, le nuove fragilità. Tutto questo impone una crescente attenzione alla qualità nei servizi per la cura delle persone anziane, anche cercando nuove strade che ci evitino di rimanere fermi in un mondo che cambia.

Il Trentino nel campo dell’assistenza agli anziani ha costruito nel tempo un sistema dagli elevati standard qualitativi, con un alto numero di posti letto (4300 contro circa 3000 di media del nord Italia) e con una importate quota della tariffa a carico del pubblico (69 euro contro una media nazionale di 50). Ciò è stato reso possibile grazie all’azione delle comunità locali e al via via crescente intervento delle Istituzioni pubbliche: oggi la Provincia di Trento investe 130 milioni di euro in questo settore.

Se oggi vogliamo mantenere e migliorare questi standard e aumentare i posti letto senza dover aumentare le tariffe, dobbiamo spostare risorse dall’apparato burocratico ai servizi alle persone!

Da qui nasce la proposta di creare un’azienda unica che gestisca le case di riposo provinciali: obiettivo deve essere di riallocare risorse dai settori amministrativi a quelli dei servizi e delle prestazioni erogate alle persone anziane.

A titolo di esempio, passare da 268 consiglieri di amministrazione a 5, significa liberare più di un milione di euro di risorse annue, così come accorpare, in un unico ufficio, i quasi 200 dipendenti amministrativi che oggi si occupano di redigere bilanci o scrivere gare d’acquisto per ciascuna delle 41 APSP consentirebbe di sviluppare economie di scala e di rendere disponibili altri sei milioni di euro l’anno da poter dedicare al miglioramento degli standard qualitativi e delle disponibilità in termini di posti letto.

Sono molti i soggetti che hanno manifestato disponibilità a ragionare nel concreto su un progetto che dovrà tener conto di molti aspetti: gestione del patrimonio, riallocazione di personale amministrativo, modalità di coinvolgimento di territorio e famiglie, miglioramento degli standard socio sanitari, individuazione dei nuclei per le demenze, aumento dei posti letto complessivi, omogeneizzazione delle tariffe e maggiore equità territoriale.

Oggi l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari celebra il suo ventennale, e nessuno penserebbe mai di ritornare alle 11 USL; allo stesso modo, pur operando in un settore diverso, una governance unitaria delle case di riposo consentirebbe una visione complessiva e migliori servizi per gli utenti.

Nei prossimi giorni ci incontreremo con tutti coloro che avranno la volontà d confrontarsi su questa proposta per entrare nel merito, a partire da organizzazioni sindacali e amministrazioni locali.

Il cambiamento fa parte della vita e della società. Cercare nuove vie per migliorare quanto di buono già c’è significa resistere alla tentazione dell’inerzia e immaginare soluzioni per i bisogni delle prossime generazioni.

Discussion - One Comment
  1. Piero michelotti

    nov 05, 2015  at 17:17

    In qualità
    Di amministratore di una casa di riposo sono rimasto sorpreso per la tua proposta in quanto non mi sembra sia frutto di una attenta analisi della realtà
    In primo luogo penso che una riforma di tale portata andrebbe prima se non proprio condivisa ma quantomeno illustrata ai diretti intressati ( cosa pensi sarebbe accaduto se Daldoss avesse adottato lo stesso metro con i comuni?) Entrando poi nei contenuti della ipotesi di un unica azienda per i servizi alla persona i risparmi che tu hai ventilato sono più’ che certo che sono irrealizzabili in quanto prevedono tagli che di fatto impediscono non solo il miglioramento ma nemmeno il normale funzionamento
    delle strutture. Se pensi che il problema sia il costo dei cda ( in questi tempi la demagogia ed il populismo vanno per la maggiore) ti sbagli alla grande. Chi come il sottoscritto ha accettato tale incarico lo ha fatto solo per spirito di servizio quindi se vuoi puoi benissimo ridurre o eliminare le indennità’ Per quanto riguarda i dipendenti penso che un qualche risparmio si potrebbe avere accorpando la gestione in ambiti territoriali omogenei ( valli o comunità) ma comunque con risultati molto lontani dai numeri ( 17 milioni) che hai sparato. Oltre a questo nutro forti perplessità’ circa il mantenimento con un unica azienda
    del legame con il territorio ,fattore che ha contribuito in modo determinante alla nascita e crescita delle case di riposo.Sono a completa disposizione per portare il mio modesto contributo per cercare di ridurre la spesa e migliorare il servizio

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