Oggi l’ incontro annuale di tutti i soggetti che operano in questo campo alla presenza degli assessori Ferrari e Zeni

2Sostanziale conferma della stabilità del fenomeno della violenza contro le donne nella nostra provincia, con 608 denunce nel 2014 (erano 613 nel 2013); per oltre il 50% dei casi l’autore della violenza è un familiare (marito, ex-partner o altro), mentre le violenze commesse da uno sconosciuto ammontano a un quarto delle denunce; circa tre quarti sia delle vittime che degli autori di violenze è di nazionalità italiana;  in forte crescita dopo l’approvazione delle nuove norme sul femminicidio dell’ottobre 2013  gli ammonimenti d’ufficio, che dai 12 nel 2011 sono arrivati a 137 nel 2014, essenzialmente per violenze domestiche o persecuzione (stalking); confermato il trend di accesso degli anni scorsi ai servizi antiviolenza provinciali, residenziali (74 le donne che vi hanno avuto accesso) e non residenziali, in capo a Centro Antiviolenza e Alfid (assistenza psicologica, legale ecc.); 18 gli uomini autori di violenze che si sono rivolti ai servizi – volontariamente, la legge non prevede un invio coercitivo –  per  essere aiutati:  di questo e molto altro si è parlato stamani in Provincia nel corso del momento di riflessione annuale in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, a cui hanno preso parte anche gli assessori provinciali Sara Ferrari e Luca Zeni. Lo strumento fondamentale per combattere la violenza rimane sempre la prevenzione, che, come sottolineato dall’assessora alle Pari Opportunità Ferrari, “passa attraverso l’educazione di genere nelle scuole, che insegna ai giovani a rapportarsi tra di loro con rispetto e riconoscendo valore alle differenze”. Se il fare assieme in Trentino da alcuni anni è ormai una realtà, che coinvolge oltre alla Provincia le Forze dell’Ordine, le Procure, il privato sociale, all’interno del Comitato antiviolenza, c’è tuttavia lo spazio per fare anche qualcosa di più: da un lato, ed è novità di quest’anno, sposare a pieno titolo il metodo Scotland, che arriva dall’Inghilterra, e che punta ad intervenire non appena la violenza si verifica (in genere entro 24 ore, il momento più “a rischio” per una donna sotto il profilo del reiterarsi del reato), facendo perno sulla valutazione del caso da parte di un gruppo ristretto. Dall’altro, si può migliorare anche l’assistenza concreta alle vittime: dallo scorso ottobre le donne  vittime di violenza possono accedere anche alle prestazioni sanitarie aggiuntive riconosciute dalla Provincia rispetto a quelle del servizio sanitario nazionale (ad esempio, sembra crudele ricordarlo, i danni subiti ai denti per percosse). “Un altro provvedimento che adotteremo a breve in Finanziaria – ha detto l’assessore alla sanità e politiche sociali Zeni – è l’anticipo sui danni morali, che in genere vengono riconosciuti alla vittima molto tardi e che anche in quel caso spesso non danno origine a un vero risarcimento”.

Vediamo un po’ di storia. La legge provinciale 6 del 9 marzo 2010, “Interventi per la prevenzione della violenza di genere e per la tutela delle donne che ne sono vittime” ha posto le basi in Trentino per l’attivazione di una molteplicità di iniziative. Non appena approvata la legge da subito è stato costituito il Comitato antiviolenza dal quale si è generata la Rete dei soggetti antiviolenza, grazie a una sinergia tra pubblico e privato che si va consolidando anno dopo anno. La raccolta di dati e informazioni avviata dal 2012 fra Provincia e Forze dell’Ordine, ha permesso di dar vita ad un sistema di rilevazione e di monitoraggio capillare delle denunce. Oggi questo sistema consente di ricavare indicazioni affidabili per sapere quali caratteristiche assume in Trentino il fenomeno della violenza di genere, come si evolve nel tempo, quali azioni sono più efficaci per contrastarlo e per dare assistenza alle vittime.
I dati del rapporto 2014 sono stati illustrati da Cristiano Vezzoni, ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, e Laura Castegnaro, del Servizio politiche sociali della Provincia.
E’ evidente che si tratta di dati parziali, rispetto all’entità di una violenza che spesso continua a rimanere sommersa, sia che avvenga dentro le mura domestiche sia ad esempio sui luoghi di lavoro. Tuttavia, essi rappresentano oggi uno strumento formidabile a disposizione di tutti i soggetti, pubblici e privati, che ruotano attorno alla violenza di genere.
Le denunce in provincia di Trento, sporte da donne per reati ascrivibili ad episodi potenzialmente connessi a violenza di genere, sono state nel 2014 in totale 608; nel quadriennio 2011-2014 sono state in tutto 2301, in termini statistici una denuncia ogni 69 donne. 
Nella metà delle denunce il presunto autore è una persona conosciuta dalla vittima, proviene dalla cerchia familiare, dal partner, attuale o passato, oppure da un altro familiare: si tratta del 54% delle denunce. Non è questa una novità: la relazione affettiva è anche l’ambito in cui si sperimenta il potere e la violenza ne è spesso l’espressione. La famiglia non è quindi solo il luogo degli affetti e della sicurezza, ma anche il luogo in cui più di frequente la donna può divenire vittima di soprusi.
Senz’altro l’approvazione di nuove norme ha fatto aumentare la sensibilità e la non tolleranza verso alcuni comportamenti: è aumentato infatti il numero degli ammonimenti d’ufficio, il cui obiettivo è essenzialmente quello di “richiamare” l’autore della violenza e bloccare in questo modo una eventuale recidiva: dai 12 nel 2011 ai 137 nel 2014.
Per quanto riguarda i servizi residenziali (case rifugio e centri di prima accoglienza) e non residenziali, per i primi il trend è sostanzialmente stabile, per i secondi si assiste ad una crescita. I bambini accolti dai servizi residenziali nel 2014 sono stati 76, prevalentemente in età prescolare.
Il quadro che ne esce è dunque in chiaro-scuro, con la constatazione che la violenza sulle donne continua ad essere presente e diffusa in Trentino ma con il progressivo emergere anche di segnali positivi di accresciuta sensibilità verso il fenomeno.

Ancora qualche suggestione, fra le tante emerse nel corso dell’incontro di stamani.
Il Procuratore di Trento Giuseppe Amato ha ricordato come “dare risposta entro tre mesi a denunce di maltrattamento e stalking è possibile grazie al lavoro di rete ma anche grazie al fatto che in Trentino il clima culturale è migliore che altrove, meno penalizzato dall’omertà che in genere circonda il fenomeno”.
Aldo Celentano, Procuratore capo di Rovereto, ha sottoIineato invece come i dati vadano sempre presi “con le molle”: da un lato spesso le violenze, come abbiamo già detto, non vengono denunciate, altre volte vengono denunciate strumentalmente ad una separazione. Per quanto riguarda specificamente la violenza domestica, essa sembra essere un fenomeno tipico della “modernità liquida” (per dirla con Zygmunt Baumann) nella quale siamo immersi. 
Filomena Chillà, del Commissariato del Governo, Annamaria Maggio, della Questura di Trentoil colonnello Giovanni Cuccurullo del comando provinciale dei Carabinieri e Paride Gianmonea, presidente del Consorzio dei Comuni, hanno richiamato l’attenzione fra l’altro sull’utilità delle sinergie sviluppate in questi anni, sulle novità legislative e in particolare sugli ammonimenti, strumento preventivo attuabile d’ufficio, a prescindere da una richiesta della vittima, che qualora la condotta persecutoria venga reiterata dà origine a un provvedimento penale. 
Infine la Consigliera di parità Eleonora Stenico, che ha invitato a tenere alta l’attenzione sui luoghi di lavoro, dove spesso si consumano il ricatto sessuale, la violenza o lo stupro, e Simonetta Fedrizzi, presidente della Commissione pari opportunità, che ha sottolineato ancora una volta l’importanza del lavoro culturale.

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