buongiorno a tutti i colleghi consiglieri.La scorsa legislatura è stata caratterizzata da un accordo completamente nuovo per la storia della nostra autonomia, un accordo che è ruotato attorno al principio dell’alternanza dei due presidenti delle province autonome alla guida della Regione.Quella di allora fu una scommessa che avrebbe anche potuto fallire, ed invece, 5 anni dopo, possiamo riconoscere che la via intrapresa è stata lungimirante. Per la prima volta le due province hanno creato uno spazio di dialogo dove cooperare in modo continuativo. Se andiamo a rivedere gli interventi agli atti, il Presidente Durnwalder disse che il ventunesimo secolo avrebbe potuto essere quello del Trient mit Bozen, dopo i secoli dei nazionalismi, fossero quelli del los von Innsbruck o del los von Trient.Non voglio in questa sede ripercorrere avvenimenti e vicende che ho potuto studiare soltanto sui libri di storia, mentre altre figure presenti in quest’aula le hanno vissute in prima persona, almeno nella parte più recente. Credo di poter però dire che il trascorrere del tempo ha mitigato antiche ferite e reso più lontani gli eco di rivendicazioni ormai anacronistiche. Negli ultimi anni è maturata una nuova consapevolezza non solo nelle classi dirigenti delle due Province, ma anche nella popolazione della Regione, in tutte le sue componenti linguistiche: la consapevolezza che la via dei nazionalismi è piena di contraddizioni, e fornisce chiavi di lettura insufficienti ad interpretare una realtà che è cambiata in modo profondo nei rapporti sociali e nel nostro essere comunità, nell’interconnessione dei rapporti economici, nello scambio culturale su scala mondiale.Il nazionalismo è una bandiera ormai anacronistica, e lo è sia sotto l’aspetto dell’idea tradizionale dello Stato nazione, sia sotto l’aspetto rivendicativo delle tante piccole patrie che si sono diffuse nel mondo, con le gravi conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, dall’ex Unione Sovietica all’Africa.Al contrario oggi emerge con evidenza tutta l’attualità della proposta dell’autonomia, che non significa né subalternità né indipendenza, ma significa riconoscere che il mondo è interconnesso, e che le comunità si rapportano secondo il principio di sussidiarietà.La storia delle nostre due province, il nostro essere terra di confine, la ricchezza data dalla presenza di tanti diversi gruppi linguistici, può consentirci di essere oggi più che mai modello di comunità prima ancora che di convivenza. Però non dobbiamo sentirci “arrivati”, abbiamo il dovere di rinnovare continuamente le ragioni di un’autonomia che sempre più sarà all’insegna dell’apertura, della relazione, dove il valore aggiunto è dato dall’incontro tra gruppi linguistici e culturali diversi non più in contrapposizione ma in costante interazione e dove il termine confine assume il significato di osmosi.Tutto questo all’interno di un’idea di Europa che supera lo schema di una mera unione tra Stati, per diventare sempre più Europa delle regioni. E questo non dobbiamo stancarci di dirlo e ricordarlo, in un periodo storico dove le difficoltà dovute all’allargamento dell’Europa hanno frenato la realizzazione di un sogno che anche nella nostra Regione è stato coltivato per tanto tempo. Un’Europa che ha il dovere di essere traino per il mondo, grazie anche alla nuova sinergia che potremo instaurare con gli Stati Uniti, che da ieri hanno deciso di intraprendere la via della speranza e non quella della paura. In realtà in molti degli interventi di ieri è stato sottolineato come l’ente regione, questo stesso Consiglio, abbiano nel corso degli ultimi decenni sempre più perso potere e competenze; è stato detto che ormai talmente poco è rimasto alla Regione, che tanto vale chiudere tutto.Penso che pochi potrebbero mettere in dubbio che un tale percorso vi sia stato, ma questo aumenta ancora di più la responsabilità di tutti noi e al contempo rende ancora più significativa la terza parte del documento programmatico che le forze politiche di maggioranza hanno sottoscritto. Quella terza parte prevede progetti di cooperazione tra le due province in ambiti connessi con le competenze provinciali, di fatto cercando di ampliare gli spazi dello “stare insieme”. Il filo conduttore delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Durnwalder è la presa d’atto che uniti si è più forti, che solo insieme si riesce ad essere “massa critica” nei confronti di tutti gli interlocutori istituzionali, statali e comunitari.Dal punto di vista dell’aspetto istituzionale, vorrei riprendere a questo proposito un punto toccato anche ieri da alcuni colleghi consiglieri. Oggi la staffetta è il frutto di un accordo politico, della volontà di costruire un assetto condiviso pur senza previsioni né legislative né consuetudinarie. Certo, l’auspicio e l’obiettivo è quello di fare ad ogni legislatura, ad ogni anno un passo in avanti, ma perché non provare a condividere ad un livello ancora maggiore questo percorso? Perché non gettare le basi per un quadro regionale più solido, che prescinda dalle maggioranze politiche diverse che potrebbero alternarsi al governo delle due provincie? Se la Regione è il luogo del coordinamento, del dialogo, dell’incontro tra le due Provincie, dovremmo provare a istituzionalizzare il principio dell’alternanza e della collaborazione sempre maggiore, così da gettare una base solida per il futuro della nostra autonomia. Dovremmo però trovare dei meccanismi che consentano di gestire con flessibilità le sfide che ogni legislatura si trova ad affrontare, lasciando degli spazi anche alla politica, perché la regione, se davvero crediamo in questo organo, non può neppure ridursi ad un luogo di mera rappresentanza istituzionale, e perché la volontà dei cittadini non può essere messa del tutto in disparte. Accanto a questo sarebbe auspicabile aumentare i momenti dell’incontro, intensificando i momenti di confronto della giunta regionale con le due giunte provinciali, come già si è iniziato a fare nella scorsa legislatura. Vorrei soffermarmi brevemente sulle proposte di rafforzamento della collaborazione; naturalmente non possiamo in questa sede approfondirle tutte, e per questo mi limito ad alcune considerazioni per punti, riprendendo in parte quanto detto ieri dal Presidente Durnwalder:- Ricordo innanzitutto il richiamo alla necessità di proseguire il confronto sulla strada della revisione dello Statuto. Certo, sappiamo tutti che questo affascinante cammino troverà molti ostacoli nell’attuale governo nazionale, ma sarà doveroso mettere in atto tutti gli strumenti di confronto per arrivare ad elaborare una nostra comune idea di Regione, e su questo dovremo impegnarci insieme in maniera convinta.- Centrale sarà poi la riforma dell’ordinamento degli enti locali. è ormai molto tempo che parliamo della necessità di riequilibrare competenze e poteri tra consiglio, giunta e sindaco nei consigli comunali, naturalmente senza che questo vada a scapito della governabilità. Sarà un impegno prioritario, e spero riusciremo a trovare il miglior assetto possibile per consentire un nuovo periodo di partecipazione alla cosa pubblica ed un risveglio della volontà di essere protagonisti della vita della propria comunità. Sarà una grossa responsabilità che non possiamo permetterci di fallire.- Altro punto importante, dovrà continuare ed essere rafforzata l’attività di armonizzazione legislativa tra le due provincie ed il Land Tirolo, con una condivisione della linea politica in settori strategici come trasporti, infrastrutture ed ambiente, ma anche in altri settori che incidono sulla nostra economia. Pensiamo ad esempio, nel settore turistico, alla diversa normativa esistente in tema di sicurezza sulle piste da sci. – Risultano poi rilevanti, soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale, tutte le misure rivolte a migliorare e innovare nei vari settori economici. In particolare colpisce la proposta di iniziative comuni per la promozione del potenziale turistico e della destinazione Dolomiti o dei prodotti agricoli di qualità. I settori della promozione e anche della commercializzazione dei prodotti turistici e agricoli potrebbero fortemente giovarsi di una maggiore sinergia, per evitare una dispendiosa concorrenza interna.- non mi soffermo sul grande settore dell’energia, che pure è uno dei temi con maggiori risvolti per i cittadini della nostra Regione. Un’unica segnalazione, riagganciandomi a quanto già anticipato ieri in qualche intervento: nel settore del risparmio energetico, approfondiamo bene il sistema di certificazione LEED, che è ripreso dal modello americano, profondamente diverso dal nostro. è un sistema che necessità di adattamenti molto marcati, per renderlo utile nella nostra realtà.- Mi permetto invece di segnalare un’esigenza che credo sia molto importante per il futuro della nostra autonomia: le giovani generazioni vivono con minore coinvolgimento ed intensità le vicende storiche della nostra terra, e al contempo la dimensione ormai planetaria delle comunicazioni e dell’economia rende poco frequente le relazioni tra studenti delle nostre due provincie. Per questo potrebbe essere importante favorire i momenti di relazione tra gli studenti delle scuole trentine e sudtirolesi, con momenti di scambio culturale e linguistico. Da qualche anno esiste un protocollo di intesa tra Land Tirolo e Provincia di Trento per sezioni di scuola bilingui e biculturali, e ci sono delle sperimentazioni in corso. Sarebbe un’opportunità importante per le nuove generazioni consentire maggiori scambi in questa direzione anche tra le nostre due provincie, così da sentirci più facilmente abitanti della comune regione Trentino Alto Adige SudTirol: sono le relazioni, l’incontro, lo scambio, quello che consente di gettare le basi per un cammino nella stessa direzione. Conscludo ribadendo che il gruppo del Partito Democratico del Trentino Alto Adige / Sudtirol esprime la propria adesione all’accordo politico e programmatico per la giunta regionale, con l’auspicio e la speranza che sia un punto di partenza per una sempre maggiore collaborazione tra le nostre due provincie, per molti aspetti diverse tra loro ma unite da un comune destino.Grazie

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