La legge finanziaria dello scorso anno fu segnata dall’emergenza di una crisi finanziaria ed economica senza precedenti.
Gli interventi che si susseguirono in quest’aula furono dedicati ad una analisi della crisi e ad agli strumenti che si sarebbero dovuti mettere in campo per contrastarla.
Ci siamo detti che questa crisi ci ha sbattuto in faccia tutte le contraddizioni di un ideologia, quella del liberismo e del mercato senza regole, che era diventata il nuovo mito della nostra epoca.
E ci siamo detti che il lato positivo della crisi sarebbe stato che si trattava di una opportunità per il mondo in generale e per un territorio più “protetto” come il nostro in particolare. Una opportunità per avere un’economia più solida, che non rincorra i soldi facili proposti dagli speculatori; una opportunità per avere un miglior rapporto tra valore reale di un’attività o di un prodotto e il prezzo di mercato.
Oggi gli economisti ci dicono tuttavia che al momento non si sono realizzati gli aspetti positivi che si auspicavano per il mondo della finanza. Se gli indicatori economici non sanno ancora darci garanzie sul quando la crisi finirà, su quando davvero potremo parlare di ripresa, di certo oggi non possiamo dire di essere esenti dal rischio di nuove bolle e da una finanzia d’assalto.
La politica internazionale non ha ad oggi mantenuto quelle aspettative che ci facevano dire che i mutui subprime non sono un sistema lungimirante di credito; che se le grandi banche si basano sulla speculazione i cittadini non hanno garanzie per i loro risparmi; che la quasi totale assenza di regole non porta giustizia sociale ma sperequazione e diseguaglianze.
Per quanto riguarda invece l’aspetto della riconversione di interi settori dell’economia, ci sono sicuramente stati degli aspetti importanti di riassetto e di riequilibrio dei consumi. Il mondo dell’impresa ha dovuto fare i conti con una selezione che ha modificato sostanzialmente il quadro complessivo.

La legge finanziaria è il momento per unire una valutazione sui risultati del lavoro impostato nell’anno precedente ed il momento per rilanciare, dare una visione della direzione in cui si intende andare.
Quindi il quadro appena illustrato ci consente di valutare oggi la manovra anticrisi, e possiamo sicuramente affermare che la tempestività e la consistenza della stessa ha consentito di mantenere un’altissima percentuale di occupazione, pur in un quadro di produttività piuttosto basso.
Se le imprese e le famiglie trentine hanno sofferto meno di altre gli effetti della crisi economica, sicuramente gran parte del merito va ascritto agli interventi messi in atto dalla Provincia.
Tuttavia dobbiamo essere anche consapevoli che questo è stato ed è oggi possibile soprattutto grazie alle risorse di cui gode l’autonomia trentina.
La componente del bilancio che va in investimenti è elevatissima, potremmo forse dire che ha pochi eguali al mondo in proporzione all’area territoriale e demografica. I 2280 milioni di euro che costituiranno il volume complessivo degli investimenti che potranno essere attivati nel 2010 sono una cifra notevolissima, che consentirà interventi altrettanto importanti.
Ma proprio per questo il rischio che sta correndo il Trentino è paradossalmente che il massiccio sostegno pubblico che sta mantenendo coesione sociale e occupazione, ammortizzando gli effetti della crisi, blocchi quella selezione che altrove sta avvenendo.
Sappiamo inoltre che le risorse della nostra autonomia saranno destinate a calare: il federalismo fiscale e l’accordo tra la Provincia di Trento e lo Stato hanno sancito un percorso che porterà dal 2018 ad una riduzione delle risorse oggi stimata in circa 600 milioni di euro.
Questo significa che una politica lungimirante ha il dovere di interrogarsi su quale sarà il sistema trentino anche una volta esauriti i soldi arretrati che lo Stato ci verserà  da qui al vicino 2018.
Una strada su cui un sistema può puntare, è cercare una specializzazione in alcuni, pochi settori, per diventare eccellenza. Ma è una strada rischiosa, forse non adatta al Trentino.
Un sistema con un’economia tanto diversificata e con tante microimprese come il nostro territorio deve piuttosto puntare alla capacità di fare rete del sistema stesso.
Occorre far evolvere il sistema, più che le singole imprese: questo sarà possibile grazie ad una straordinaria opportunità che ci sarà data, ovvero la competenza sugli ammortizzatori sociali, in modo da non creare problemi sociali dovuti dall’aumento della selezione.
Con gradualità ed equilibrio, ma dobbiamo uscire dalla predominanza dell’edilizia e dall’aiuto “a pioggia” che tiene in piedi le imprese anche se non sono competitive, per sostenere invece un sistema trentino capace di stare sul mercato mondiale, di vendere se stesso.
Lo possiamo fare se si sosterrà con convinzione la capacità di impresa e se si valorizzerà il valore aggiunto dato da un territorio unico al mondo per risorse naturali, ambiente, capacità di essere comunità.
La consapevolezza di questa esigenza, che già avevamo sottolineato lo scorso anno, è ben presente nella relazione del Presidente Dellai.
Creiamo come ente pubblico il miglior contesto possibile per il lavoro delle imprese a livello di servizi, con una efficienza amministrativa che faccia persino dimenticare il termine “burocrazia”, così connotato di inefficienza e lentezza.
Dobbiamo lavorare sullo sviluppo delle infrastrutture, intese non solo come strade o linee di comunicazione fisica, ma anche come infrastrutture immateriali: penso agli sforzi per la connessione in rete del Trentino, penso alle infrastrutture intellettuali, alla ricerca applicata allo sviluppo, allo sviluppo basato sulle tecnologie pulite.
Dobbiamo pensare oggi all’economia del domani, anche in Trentino.  Vanno bene gli investimenti anticrisi, tampone, nel settore dell’edilizia.
Vanno bene gli interventi finanziari per i grandi gruppi industriali del territorio, ma non basta. E’ giusto pensare al presente ma per il futuro dobbiamo investire su energia, tecnologia, turismo di qualità.
Chiudiamo i rubinetti dell’acqua – un po’ alla volta si intende – nei luoghi dove sappiamo che non si sono costruiti argini di competitività.  Dirottiamo i flussi delle nostre risorse verso i grandi bacini del domani.
Produzioni ad alto valore aggiunto, ricerca applicata al settore sanitario, turismo di qualità: questi sono i capisaldi per il mantenimento futuro del benessere in Trentino.
Dobbiamo impiegare le risorse importanti che abbiamo per dare una direzione al Trentino.
Usiamo la nuova riforma istituzionale, oggi sentita lontana e vuota dalle persone, per far si che servizi e amministrazione siano davvero decentrati, volano per un’economia che non viva solo intorno a Trento città.
Pensiamo a nuove forme di ammortizzatori sociali sul modello dei paesi scandinavi per i giovani precari, così da renderli davvero lavoratori flessibili; pensiamo ad esempio alla cosiddetta flexicurity proposta da Ichino.
E sottolineiamo l’attenzione che il Presidente Dellai ha dedicato all’ambiente.
Tutti noi abbiamo il dovere di parlare di ambiente, e non solo perché alcuni recenti, gravi, episodi ci hanno messo di fronte ai rischi dell’incuria; casi su cui abbiamo il dovere istituzionale di vigilare con la massima attenzione.
Parlare di ambiente significa parlare di noi stessi, che dell’ambiente facciamo parte, significa parlare delle nostre comunità, della montagna, significa parlare del Trentino.
Investiamo in maniera massiccia, profonda, nell’idea di un Trentino modello mondiale di sviluppo sostenibile: abbiamo la neve e l’acqua, il sole, il vento, un ambiente che vendiamo come incontaminato e che è il motore vero dell’economia.
Mobilità alternativa, case con elevati standard energetici, una migliore qualità della vita: pensiamo alla discussione che ci aspetta sul disegno di  legge sull’edilizia.
Se pensiamo al Trentino di domani, non potrà che essere sempre più identificato con la sua fisicità, con l’integrità del paesaggio, con la salubrità, con un’economia che valorizza l’ambiente.
Parlare di turismo, sport, trasporti, agricoltura, zootecnia, energia, significa parlare di noi stessi.
Dobbiamo avere il coraggio di essere pienamente ambientalisti, non nel senso deteriore di conservatori di quanto c’è, ma nel senso nobile di un uomo che è parte del mondo in cui vive, e con esso interagisce in sintonia.
Ambiente significa anche attenzione particolare al mondo dell’agricoltura, che merita un sostegno forte, bene ha fatto il Presidente Dellai a sottolinearlo. Agricoltura non significa soltanto lavoro o integrazione al reddito per migliaia di trentini, ma significa controllo del territorio. La difficoltà che vive il settore oggi deve aumentare il sostegno in una direzione di sempre maggiore innovazione ma anche di  incentivo della capacità di fare rete e di creare economie di scala nella promozione e nella commercializzazione dei prodotti.

In questo quadro al centro del nostro lavoro dei prossimi mesi dovrà esserci il grande tema della ripresa economica.
Dobbiamo investire con fiducia sul futuro, mettere in campo le migliori energie per creare le condizioni psicologiche collettive per la ripresa economica.
La nostra storia, il nostro territorio, la nostra stessa identità sono la vera chiave per rafforzare la nostra autonomia e guardare con nuova speranza e nuove opportunità al futuro. Abbiamo davanti delle sfide che non possiamo permetterci di perdere, ma non tanto perché diventeremmo un po’ meno ricchi dal punto di vista economico, ma perché ci omologheremmo, appiattendoci a modelli che snaturerebbero la nostra identità.
Il concetto di autonomia oggi manifesta tutta la sua attualità: autonomia non significa né subalternità né indipendenza, bensì riconoscere che il mondo è interconnesso, e che le comunità si rapportano secondo il principio di sussidiarietà.
La storia della nostra Regione, il nostro essere terra di confine, la ricchezza data dalla presenza di tanti diversi gruppi linguistici, può consentirci di essere oggi più che mai modello di comunità prima ancora che di convivenza. Però non dobbiamo sentirci “arrivati”, abbiamo il dovere di rinnovare continuamente le ragioni di un’autonomia che sempre più sarà all’insegna dell’apertura, della relazione.

Per tutti questi motivi esprimo il pieno sostegno del Gruppo del Partito Democratico del Trentino alla legge finanziaria.
Abbiamo cercato di condividerla e contribuirvi il più possibile, soprattutto attraverso l’importante lavoro degli assessori.
Un ulteriore contributo cercheremo di darlo con alcuni emendamenti ed ordini del giorno: l’istituzione di un premio alle imprese meritevoli, l’aumento da 16 a 18 anni per l’acquisto di alcolici; la realizzazione della pista ciclabile tra la Valle dell’Adige e la Valsugana; l’utilizzo della nuova competenza in materia di ammortizzatori sociali per contrastare la precarietà giovanile; la prosecuzione del premio ai comuni virtuosi in materia di risparmio energetico; il reinserimento sociale dei carcerati; la valorizzazione del patrimonio archeologico e contratti di degli archeologi; la previsione di quote di genere nelle nomine della Provincia; il miglioramento del sistema bibliotecario trentino; la difesa dell’acqua come bene pubblico; il ticket familiare distribuito sul numero dei figli; agevolazioni IRAP per le aziende virtuose; monitoraggio della situazione di crisi per le piccole aziende; il divieto di importazione di rifiuti; un patto per Gardolo.
Queste le principali proposte che illustreremo in modo più dettagliato  nel corso di questa tornata consiliare.
Lo abbiamo fatto consapevoli della responsabilità che ognuno di noi ha verso i cittadini trentini.

Per concludere desidero ringraziare la giunta e gli assessori per il lavoro che stanno svolgendo.
Desidero ringraziare anche il Presidente Dellai per aver ricordato la responsabilità che questa coalizione ha nei confronti dei cittadini trentini, e che se siamo oggi al governo del Trentino è con l’obiettivo di migliorare questa terra.
Nel dibattito di questi giorni colpisce l’orgoglio della nostra democrazia autonomistica, che forte della propria serietà e responsabilità quasi si spaventa di fronti alla discussione all’interno della coalizione, presa com’è dalla grande responsabilità del governo della cosa pubblica.
Una serietà che è tanto più preziosa quanto più appare rara nel resto del Paese.
Il quinquennio 2003-2008 è stato caratterizzato – dopo anni di difficoltà amministrativa e politica – dalla necessità di compiere importanti riforme per non fare rimanere indietro il sistema trentino.
Per raggiungere quell’obiettivo occorreva una forte governabilità, e per questo si era impostato un modello di governo fortemente incentrato sull’esecutivo.
è importante che le istituzioni siano disegnate in modo da garantire la massima efficacia nell’azione di governo, ma dobbiamo stare attenti a non demandare le scelte sui grandi temi ai tecnici, o agli apparati amministrativi, magari perché il sistema burocratico è divenuto troppo intricato, oscuro anche per gli addetti ai lavori.
Oggi per il Trentino non è l’epoca delle decisioni sull’emergenza, ma l’epoca delle strategie e delle scelte di fondo.
E per fare queste scelte la nostra storia, caratterizzata dalla cooperazione e dai comuni, da una democrazia diffusa che è la nostra forza, esige un confronto ampio, trasparente, approfondito; la cultura della delega non appartiene a questa terra.
Il tema oggi non è se questo o quel consigliere, questo o quel partito, sono più o meno coinvolti nelle decisioni. Il tema è che le scelte collettive, le grandi decisioni dell’oggi non sono in superficie, ma vanno a fondo e necessitano di capire, di fermarsi, di occuparsi e dedicarsi alle questioni.
Diversamente le conseguenze sarebbero gravissime, perché quando il singolo non è più partecipe, non avverte più il senso di responsabilità verso la società, e la democrazia si svuota di contenuto.
Oggi al Trentino serve una politica consapevole, informata, capace di assumersi la responsabilità di fare sintesi delle posizioni, di guardare all’interesse generale nel suo complesso.
Dobbiamo assolutamente tornare ad una politica più consapevole, perché i problemi che ogni giorno vivono le nostre famiglie dipendono in larga misura dalle decisioni e dalle scelte – o dalle non scelte – della politica.
E per farlo dobbiamo conoscere il Trentino: il Trentino fatto di agricoltori e insegnanti, imprenditori e lavoratori, giovani precari e pensionati, ognuno con una storia da raccontare, ognuno con il bisogno di essere ascoltato.
Vinceremo la nostra scommessa se impareremo a dissentire senza contrapporci, perché se si è disposti ad ascoltarsi a vicenda, si può prendere dagli altri il meglio. Basta un po’ di coraggio, già altre volte il Trentino ha saputo cambiare marcia.
La consapevolezza di una mèta comune, l’impegno condiviso, solo questo può permetterci di cambiare in meglio il Trentino. Sono certo che sapremo farlo, insieme, uniti dal comune amore per questa terra.

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