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UN NUOVO APPROCCIO ALL’UTILIZZO DEL TERRITORIO

Negli ultimi decenni, la sostenibilità dello sviluppo e la difesa degli ecosistemi sono divenuti orizzonti fondamentali della riflessione strategica delle politiche pubbliche e, più in generale, di un’azione politica consapevole, tesa ad un’attenta gestione del territorio. Decenni di sfruttamento da parte dell’uomo hanno inciso in modo negativo sulla qualità dell’ambiente nel quale viviamo.

In Trentino questo pesa molto meno che altrove, ma su molti fronti possiamo fare meglio. Penso al settore della gestione del ciclo rifiuti, alla tutela del paesaggio e delle vallate a più marcata vocazione produttiva, che stanno consumando territorio agricolo ad un ritmo non sostenibile per creare rendita, e non sviluppo. Le scelte, che d’ora innanzi si imporranno, dovranno necessariamente considerare la ‘domanda di ambiente’.

D’altra parte, nonostante siano intervenute nel tempo importanti acquisizioni scientifiche sull’ambiente e si sia reso possibile un notevole perfezionamento delle tecniche di tutela, si deve constatare che le preoccupazioni e i dubbi sulla possibilità di garantire alle future generazioni un’adeguata qualità della vita sono forti. Sono di questi giorni le ultime preoccupanti previsioni contenute nel quinto rapporto dell’Ipcc, la task force intergovernativa dei climatologi Onu, presentato a Stoccolma a settembre 2013. Certamente, dal Trentino non si può risolvere questo quadro problematico, ma si tratta di dati globali che incidono sulla nostra vita e su quella dei nostri figli e siamo chiamati ad essere modello di sostenibilità in ogni azione quotidiana. In Trentino abbiamo dinanzi una sfida, che esige un salto di qualità che ci pone un problema più ampio, che riguarda la stessa definizione dei rapporti tra uomo e natura. Si apre un interessante spazio per considerazioni attinenti ai valori fondamentali che guidano la convivenza sociale, la concezione della vita umana e della natura in quanto tali. Emerge la necessità di un atteggiamento nuovo (o, se si vuole, antico), capace di non disconoscere le proprie responsabilità; l’uomo è chiamato ad

essere artefice dell’equilibrio difficile, ma possibile, esistente tra esigenze di sviluppo economico, benessere sociale e sfruttamento delle risorse naturali.

Ecco perché, anche in Trentino, quando parliamo di ‘sviluppo sostenibile’ dobbiamo porci nell’ottica di superare la filosofia dei ‘limiti allo ‘sviluppo’, che in una fase di decrescita economica non possiamo permetterci, per abbracciare convintamente l’impegno a perseguire una prospettiva capace di conciliare ambiente, sviluppo e benessere sociale. Sviluppo sostenibile non significa bloccare la crescita economica, in quanto, come dimostrano alcune aree del nostro Paese, l’ambiente stesso è una vittima della povertà e della spirale di degrado da essa provocata; al contrario, esso significa investire in qualità a tutto campo. La tutela dell’ambiente non rappresenta un ‘capriccio’ da perseguire soltanto in momenti di prosperità economica.

La crisi economica si risolve anche passando per la qualità dell’ambiente, che è ciò di cui disponiamo come risorsa unica del nostro territorio. La considerazione dello scenario economico

che individua nel binomio ‘aumento dei consumi–sostegno della domanda’ la chiave di una

crescita del benessere deve riequilibrarsi nel ponderare meglio la sottrazione di ‘beni ambientali’ (gratuiti), in termini di aumento del degrado e, quindi, di peggioramento oggettivo della qualità della vita. In altri termini, la risposta alla domanda di uno sviluppo capace

di favorire l’aumento del benessere, senza compromettere l’ambiente, è possibile, ma passa attraverso un graduale abbandono dell’utilizzo indiscriminato delle risorse naturali.

Per compiere questo mutamento di prospettiva, accanto ai cosiddetti ‘diritti di terza generazione’, legati a ‘qualità della vita’ ed esigenze di tutela dell’ambiente, è necessario porre l’accento sui ‘doveri ambientali’, necessaria declinazione di un’etica pubblica compiuta.

Nella prossima legislatura, il turismo deve diventare il perno della vita economica del Trentino, trainando i settori connessi: si pensi all’edilizia sostenibile, alla componentistica residenziale di qualità, all’edilizia in legno, all’artigianato legato all’edilizia residenziale ed alberghiera, ai servizi.

Dovremo saper mettere ambiente e territorio al centro del nostro operare, costruendo su di essi le basi per il futuro dei nostri figli, creando nuova occupazione e qualità della vita.

Luca Zeni

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