L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo (Art. 11 Costituzione italiana)

Com’è possibile che oggi l’Italia si trovi insieme a Francia ed Inghilterra a bombardare Tripoli, con Lampedusa invasa da migliaia d’immigrati in fuga dal nord Africa, e con la Libia che minaccia ritorsioni?
Le guerre non nascono per caso, e la democrazia non si esporta lanciando missili e bombe da chilometri di distanza.

“Non potevamo stare a guardare”, è la giustificazione più rilevante per l’intervento in Libia.

Ma il diritto internazionale ruota attorno a equilibri delicati, i rapporti tra Stati sono caratterizzati da trattati, convenzioni e consuetudini, ed il ruolo degli organismi internazionali non è facile, perché alla fine sono i singoli Stati, soprattutto quelli che dispongono di mezzi militari, a poter decidere come muoversi.
E contrariamente a quanto si crede, le decisioni di politica internazionale sono determinate soltanto in parte dalle diverse impostazioni politiche del governante di turno, perché determinante è la condizione geopolitica di un territorio: disponibilità di materie prime, posizione geografica, persino condizioni climatiche.
L’Italia è un Paese povero di materie prime, con migliaia di chilometri di coste, “troppo piccola per essere una grande potenza ma troppo grande per rimanere neutrale”. Ma soprattutto l’Italia è nel centro del Mediterraneo.
Per questo da sempre la politica estera italiana è stata caratterizzata da una attenzione particolare per i rapporti con il mondo arabo, che ci ha sempre considerato un interlocutore essenziale.
Per noi è fondamentale coltivare questi buoni rapporti, e in questo modo possiamo essere un ponte tra realtà e comunità così diverse. Proprio per questo per l’Italia è fondamentale muoversi all’interno di organismi internazionali che garantiscano una larga condivisione delle scelte, promuovendo vaste alleanze che consentano di affrontare crisi come quella libica in maniera responsabile ed efficace.
Purtroppo questo non sta avvenendo. Si è deciso di forzare, inseguendo gli interessi francesi, dando vita ad un intervento confuso, che per essere efficace dovrà portare ad un intervento via terra che si rivelerebbe un pantano.
Ed alla fine, come al solito, a rimetterci saranno i cittadini libici.
Ora non resta che lavorare convintamente sul pieno coinvolgimento delle Nazioni Unite, per garantire un intervento umanitario e non legato agli interessi particolari di singoli stati.

In allegato il testo dell’intervento del gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico del Trentino in proposito.

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