In questi giorni la manovra nazionale è al centro dell’attenzione di politica ed economia. Qualcuno mi ha chiesto nelle scorse settimane commenti sulle singole proposte, ma sarebbe stato poco utile, sia perché qualsiasi giornale riporta decine di commenti, sia perché era (è?) difficile tenere il passo del turbinio di cambiamenti, ripensamenti, retromarcia e fughe in avanti. Pare che finalmente ci sia un testo definitivo che dovrebbe essere approvato, grazie allo strumento della fiducia, dal Senato; non entro qui nel merito dei singoli provvedimenti, alcuni forse inevitabili, altri decisamente discutibili. Vorrei invece provare a fermare un attimo l’attenzione sui numeri, perché senza un quadro della situazione dei conti pubblici italiani, risulta difficile capire in quale direzione puntare.

Segnalo a questo proposito il sito ufficiale del Ministero del Tesoro, in particolare il documento di economia e finanza 2011:
http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=26709
Alcuni macrodati estrapolati e semplificati possono aiutarci a capire:

CONTO ECONOMICO AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE ITALIA (miliardi di euro):
·                    SPESE:
CORRENTI 739 (669 + 70 di interessi), di cui sanità 113:
di cui stipendi dipendenti pubblici 171
pensioni 236
CAPITALE (investimenti) 53
TOT. 793,513 miliardi di euro, di cui 70 di interessi
·                    ENTRATE:
Tributarie 445 (dirette 225, indirette 216)
Contributi sociali 214
TOT. 722,302
DEBITO ANNUALE 71,211 miliardi di euro.

Questi numeri ci fanno capire che lo Stato italiano ogni anno ha maggiori uscite per oltre 71 miliardi di euro rispetto alle entrate, che vanno ad incrementare i circa 1900 miliardi di debito complessivo (su un PIL di 1.548), su cui ogni anno paghiamo 70 miliardi di euro di interessi (più del valore della manovra in discussione in questi giorni).

Possiamo notare che le pensioni sono la maggiore voce di spesa, e non possiamo non ricordare che la riforma Dini del 1995, giusta o sbagliata che fosse, ha ancora da entrare in vigore, perché l’entrata in vigore era prevista dopo 20 anni!

La “macchina” è decisamente pesante, e va migliorata l’efficienza complessiva, così come la spesa in sanità deve quantomeno trovare giustificazione in servizi efficienti per i cittadini.

Sul resto possiamo discutere, ma risulta evidente che se l’Italia vuole uscire da questa situazione dobbiamo abbattere il debito e poi migliorare in maniera strutturale quelle voci di uscita che sono pensioni e macchina pubblica, in modo da poter poi ridurre un livello di tassazione decisamente elevato, soprattutto quello a carico delle imprese.

La speranza è che la gravità della situazione consenta di compiere queste misure strutturali; se ciò avverrà, potremo continuare a guardare con fiducia al futuro di quello che rimane comunque uno dei Paesi con la migliore qualità della vita al mondo, e che ha in sé intelligenze, fantasia, risorse e potenzialità per risalire!

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