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Di seguito il testo di una interrogazione sulla questione dell’utilizzo delle motoslitte e dei quad all’interno del Parco Naturale Adamello Brenta. Il problema nasce dal nuovo Piano del Parco, che deve essere approvato dalla Giunta provinciale dopo essere stato licenziato dall’Ente Parco. La questione dell’uso dei mezzi di trasporto meccanici da parte dei cacciatori è già stata sollevata, ma le risposte fornite dal Presidente dell’Ente Parco paiono molto deboli e poco convincenti. Da qui la richiesta di chiarimenti alla Giunta provinciale.

 

Interrogazione

In un’epoca storica segnata da un riassetto dell’economia, il turismo rappresenta una componente rilevante del sistema provinciale. Anche questo settore purtroppo è caratterizzato da un andamento non positivo, dovuto a cause molteplici, ma su una cosa tutti concordano: l’ambiente montano con caratteristiche uniche rappresenta un valore aggiunto non sostituibile e non replicabile altrove, e deve essere valorizzato al meglio. Questo non significa portare avanti politiche meramente conservative, anzi: la presenza dell’uomo, la cura del territorio, sono un elemento fondamentale per garantire un territorio attrattivo e non abbandonato. Ma il confine tra l’intervento che “si prende cura” del territorio e quello che lo ferisce a volte è sottile.

In particolare esistono delle zone, i parchi, che al di là della sottesa volontà di preservare aree con caratteristiche di biodiversità uniche e delicate, hanno un alto significato simbolico dell’immagine che vogliamo dare del Trentino, e dovrebbero essere un motore di sviluppo proprio in quanto veicolo di natura incontaminata.

Purtroppo non sempre si comprende l’importanza nella visione complessiva del Trentino, e accade che vi siano spinte che vorrebbero i parchi essere delle mere etichette da vendere, anche a costo di abbassare in realtà il livello della qualità presente al proprio interno. Ma questo segnerebbe l’inizio della fine, una via che produrrebbe gravi danni ad una immagine costruita negli anni con fatica.

Un punto di equilibrio deve essere trovato nella pratica della caccia. La caccia, se ben disciplinata, garantisce controllo del territorio e una gestione efficacie della fauna, e la caccia autentica, fatta di cammino e fatica, richiama ad un atavico rapporto tra uomo e natura che non è necessariamente in antitesi con chi crede nella necessità della tutela dell’ambiente. Il conflitto con la natura e la sua conservazione nasce quando si cercano scorciatoie, si pretende di cacciare senza fatica, usando strade forestali che arrivano in prossimità delle prede, opportunamente foraggiate in precedenza; viene meno un’etica nel rapporto cacciatore-preda che incrina l’idea stessa e nobile che sta dietro la caccia.

Ritornando ai parchi, è in fase di adozione il nuovo Piano del Parco Naturale Adamello Brenta. Sul sito internet del PNAB è possibile visionare la delibera di giugno del Comitato di gestione, che ora attende solo l’approvazione definitiva da parte della Giunta provinciale.

Tra le varie proposte di modifica dell’attuale Piano pare vi sia anche quella di liberalizzare l’uso di motoslitte per la caccia e il foraggiamento degli animali selvatici.

Infatti si prevede, come eccezione al “divieto di impiego di motoslitte, di gatti delle nevi e mezzi cingolati similari, al di fuori piste e delle aree innevate destinate all’esercizio sportivo dello sci, fatto salvo quanto previsto dall’Art. 15 e quanto segue”:

6.1.27.4 nel rispetto della normativa statale e provinciale di riferimento, limitatamente alle strade, per attività di foraggiamento per esigenze venatorie nei siti e nelle modalità individuati dalla normativa di riferimento e previa comunicazione al Parco; sono escluse le strade forestali ad esclusivo servizio del bosco ai sensi dell’art. 100 della L.P. 11/2007;

6.1.27.5 nel rispetto della normativa statale e provinciale di riferimento, limitatamente alle strade, per l’esercizio dell’attività venatoria degli aventi diritto come definiti dal presente Piano, solamente previo il deposito della denuncia di uscita o altro titolo certificante; sono escluse le strade forestali ad esclusivo servizio del bosco ai sensi dell’art. 100 della L.P. 11/2007;

Sulla stampa vengono riportate dichiarazioni rassicuranti da parte del Presidente del Parco, che esclude l’apertura alla caccia con la motoslitta e ritiene saranno pochissimi i casi, ma la lettera della norma lascia aperte interpretazioni ben più estensive.

Se tale modifica del Piano dovesse essere adottata definitivamente in questi termini, la situazione nel Parco potrebbe cambiare, sicuramente minando il rapporto finora esistente tra ambiente naturale e fruitori del Parco ed in particolare tra gli animali selvatici ed i cacciatori, con un evidente favore per questi ultimi. Così come scritta, la modifica al Piano potrebbe consentire ai cacciatori, dentro il Parco Adamello Brenta, l’utilizzo di mezzi a motore come motoslitte sulle strade forestali innevate, per foraggiare gli ungulati e per andare a caccia. Fino ad ora il Parco si era, giustamente, speso per far utilizzare il meno possibile mezzi motorizzati all’interno dei suoi confini, limitandone l’uso ad esigenze specifiche e necessità urgenti, e sempre previa autorizzazione individuale da parte di sindaci o del ente Parco. Si è sempre ritenuto e sostenuto che la montagna invernale, periodo critico per molte specie animali, dovrebbe essere lasciata il più possibile tranquilla. Guardaparco e forestali hanno sanzionato l’uso di tali mezzi in difetto di autorizzazione specifica, e il Parco ha sempre comunicato a turisti, bambini delle scuole e residenti, la necessità di avvicinarsi alla montagna il più possibile “in punta di piedi”, garantendo tranquillità alla fauna, e pure agli altri fruitori della silenziosa natura invernale.

Ora, con la nuova proposta di Piano, si rende molto più facile l’utilizzo (basta una semplice comunicazione), e questo incentiverà l’uso di motoslitte o quad per una caccia sempre meno autentica. Gli ungulati potranno venire foraggiati comodamente, diventando sempre meno natura selvatica e sempre più “allevamento da caccia”.

Tutto ciò è in evidente contrasto con lo stesso concetto di parco naturale: una attività che interferisce con le normali dinamiche naturali -come il foraggiamento- non dovrebbe

essere autorizzata, e la caccia stessa dovrebbe essere limitata a soli interventi straordinari in caso di problemi legati ad eccessiva densità di qualche specie animale.

Se non si vuole imboccare una strada che incrinerà la fiducia dei cittadini trentini e dei tanti turisti che vedono nel Trentino un’area con un ambiente incontaminato e una cultura della montagna degna di tal nome, occorre mantenere fermi i principi che devono ispirare la gestione di un parco naturale, frenando la richieste specifiche di allargare le maglie. A rischio non c’è solo un parco che rischia col tempo di rimanere un involucro vuoto, ma la credibilità stessa della politica ambientale e della montagna del Trentino.

Tanto premesso

interrogo il Presidente della Provincia e l’Assessore competente

per sapere se si ritenga che le norme contenute nella proposta di modifica del Piano Parco Adamello Brenta illustrate in premessa siano compatibili con una gestione corretta di un parco naturale;

per sapere se la Giunta provinciale intenda approvare la proposta del nuovo Piano parco, nella parte che allarga la possibilità di uso di motoslitte e altri mezzi, considerando anche l’impatto che tali norme finirebbero con l’avere nell’immagine turistica del Trentino, impatto probabilmente alla lunga molto più negativo della cattura di un orso “problematico”.

cons. Luca Zeni

Trento, 27 agosto 2014

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