futuro

Abbiamo ricevuto da un cittadino il testo pubblicato di seguito. Una riflessione sul ruolo della politica che ci sembra molto bella.

Da “Il futuro ha un cuore di tenda” di Ermes Ronchi (ed Romena) pgg 14-15

Oggi, la politica è chiamata dal futuro o dai sondaggi? Il sondaggio è la malattia senile della politica. Per questo la nostra società, e gli interpreti di essa, sono così poco vitali. Il sondaggio si accontenta di gestire l’esistente, non il possibile. E non ama il futuro,che presenta due caratteristiche: è diverso dal presente; è aperto, dipende da noi scriverlo e orientarlo, ponendo segni di discontinuità rispetto alla presunta tirannia del presente.
Il futuro è discontinuità, diversità che viene.
Il mondo è ancora pronto a stupirci, se noi, da parte nostra, resistiamo all’omologazione, non accettiamo l’idea che come è successo ieri, sta succedendo oggi e succederà ancora domani. Il futuro si nutre di desiderio, di passione e di poesia, anche solo di gocce: “Il fiume comincia con la prima goccia d’acqua, l’amore con il primo sguardo, la notte con la prima stella, la primavera con il primo fiore” (don Primo Mazzolari).
Il giorno entra in noi con il primo bagliore della luce all’alba, che sembra perdente rispetto al dilagare della notte e invece vincente. “Il futuro entra in noi molto prima che accada”. (Simone Weil)

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