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In questi giorni tantissimi di voi mi hanno inviato le loro considerazioni in merito alle recenti primarie del centrosinistra, vinte da Ugo Rossi del Patt. Molti hanno manifestato delusione per il risultato e hanno individuato molte cause per la sconfitta del candidato del Pd, e probabilmente è vero che si sono sovrapposti elementi diversi. Facciamo una schematica analisi, al fine di individuare una strada da seguire per il futuro.

I numeri: Il Pd nelle precedenti primarie ha sempre visto la partecipazione di circa 20-22.000 persone. Primarie solo Pd. Questo significa che si sono persi almeno 12-14 mila voti, visto che il candidato del Pd Olivi ha ricevuto 7900 voti. La percentuale di votanti minore è stata nei grandi centri urbani, e questo significa che c’è stato più un voto di rete che un voto di opinione, su cui di solito il PD è forte.

L’interpretazione conseguente: Olivi non ha perso perché qualche dirigente poteva impegnarsi di più: infatti, visti i rapporti di forza, doveva vincere con uno scarto di migliaia e migliaia di voti rispetto agli altri candidati. Piuttosto c’è da chiedersi - se è vero che non tutti si sono impegnati al massimo - il perché questo è accaduto.

 

Dalle tante riflessioni inviate emergono questi elementi principali:

- per molti “militanti“, per chi si sente del Pd, il percorso degli scorsi mesi, quando si è deciso di forzare le regole e non organizzare primarie aperte, ha lasciato un fondo di delusione. E quando un “militante” fa campagna elettorale per “dovere” e non per condivisione profonda di un progetto, fatica a veicolare un messaggio;

- per i tanti cittadini attivi, alle primarie non si vota in maniera automatica per un partito, ma in base alla persona e al progetto di futuro che rappresenta. Una campagna elettorale piuttosto piatta, dove non sono emerse visioni diverse (pur all’interno di una comune cornice), non è riuscita a scaldare i cuori e a movimentare il c.d. voto d’opinione.

 

E ora? In Trentino il centrodestra non è un’alternativa credibile di governo, frammentato in tante piccole fazioni. Per questo la responsabilità di governare anni difficili, quali saranno i prossimi, dovrà essere della coalizione di centrosinistra autonomista.

Ma una guida autonomista dovrà essere bilanciata da un forte partito democratico che apra il Trentino, senza paura di partire dai dati e dall’analisi nei diversi settori per fornire una visione forte di comunità.

Per riuscirci però la dirigenza del Pd deve riconoscere di essersi allontanata dai propri elettori, e imboccare con coraggio la via dell’apertura e dell’approfondimento, del progetto e della prospettiva.

Se sapremo farlo, sono certo che potremo avere ancora un Trentino capace di garantire speranza e benessere ai suoi cittadini.

Invito tutti, anche le persone che sono deluse dal percorso e da questo risultato, a non mollare, perché nei momenti di profondo cambiamento, serve l’impegno di tutti. Non esitate a contattarmi, vi terremo aggiornati con le prossime iniziative.

Segnalo i servizi su:

 

Tg3 (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8b7b1766-39fb-4d5e-9a13-a22ff1d8caf3-tgr.html#p=0 , minuto 5’20”) e su

RTTR (http://www.radioetv.it/rttr/programmi/item/29-rttr-notizie , minuto 3’10”)

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