finanziaria

Ecco una proposta che, numeri alla mano, vale un risparmio per la Provincia di Trento di circa 20 milioni di euro.

Consiste nella modifica del meccanismo che assegna le risorse a Cassa Del Trentino (società interamente pubblica) per gli interessi sulle obbligazioni emesse; in parole povere: oggi la Provincia stabilisce “a monte” di riconoscere a CdT un tasso di interesse ad esempio del 4,5% per le obbligazioni emesse; CdT colloca sul mercato le obbligazioni, magari al 1,8%. La differenza se la tiene CdT, e la perde la Provincia, e su 1,4 miliardi di euro di debito gestito da CdT, sono tanti soldi! E questo non c’entra nulla con la “fiducia” che i mercati concedono nell’acquistare le obbligazioni, quello dipende dal fatto che la Provincia abbia previsto l’uscita nelle annualità del suo bilancio e quindi garantisca l’operazione; che paghi di più gli interessi a Cdt è una questione che favorisce utili facili alla stessa, ma non rileva per i mercati.

Un calcolo approssimativo ci porta a dire che sono circa 70 milioni quelli che la Provincia pagherà nei prossimi anni in più a CdT, e possiamo calcolare almeno un 20-30% la cifra che sicuramente non rientrerà nelle casse della Provincia ma andrà allo Stato.

Nell’articolo dell’Adige in allegato, oltre al tema del differenziale dei tassi, si parla anche del sistema del calcolo dell’IRES, che non rimane in Trentino per i 9/10, ma molto meno, e questo conferma quanto sostenuto nella mozione.

Nella mozione sotto riportata, il dettaglio della proposta.

 

L’articolo del giornale L’Adige:

ZENI Si modifichi finanziamento a Cassa spa. Così si perdono entrate, si cambi

 

 

Proposta di Mozione sul differenziale dei tassi

Si parla spesso, in Italia, del tema del debito pubblico, che per il nostro Paese è una questione estremamente rilevante, in quanto l’entità dello stesso, sia in termini assoluti, sia in rapporto al PIL, è tale da rappresentare un forte vincolo per la spesa pubblica, soprattutto per la mole di interessi che ogni anno lo Stato deve pagare (cifre che sono nell’ordine dei 70-80 miliardi di euro).

Oggi si parla spesso del tema della “rigidità” del rigore contrapposta alla “flessibilità” che richiederebbe un maggior sostegno pubblico all’economia, ma forse il punto è un altro, ovvero se un investimento a debito è in grado o meno di ripagarsi.

Infatti il debito in sé non è un concetto negativo, dipende dalla produttività che quel debito è capace di comportare (ovvero quanto è in grado di “ripagarsi”), e dai tempi di rientro previsti.

Anche la Provincia di Trento negli ultimi anni ha incrementato notevolmente il proprio debito pubblico, soprattutto attraverso le società di sistema, ma non ci soffermeremo ora sul tema del debito della Provincia: l’entità complessiva è sicuramente importante, ma comunque all’interno di un contesto che se ben gestito può essere mantenuto sotto controllo.

Ci vogliamo invece occupare del tema degli interessi passivi che devono essere pagati ogni anno per quel debito.

Proviamo a fare qualche calcolo approssimativo:

dai bilanci di Cassa del Trentino, società provinciale investita della gestione finanziaria di gran parte dell’intero debito provinciale, risulta che il debito gestito dalla stessa ha raggiunto ormai la consistenza, al lordo dei piani di accumulo accantonati per il rimborso, di circa 1,4 miliardi di euro e che su tale massa debitoria, considerando una durata media di 10 anni ed un tasso medio del 4%, la società pagherà interessi passivi per circa complessivi oltre 560 milioni di euro; la Provincia dovrà erogare ogni anno a Cassa del Trentino delle somme rateizzate al fine di rimborsare tale debito e che tali rate erogate si compongono di capitale e interessi.

Ci occupiamo ora proprio del tema del tasso di interesse, nello specifico del differenziale tra quanto versa la Provincia e quanto paga Cassa del Trentino, al fine di proporre meccanismi diversi che possono far risparmiare alla Provincia di Trento diversi milioni di euro.

Il sistema oggi esistente prevede infatti che la Giunta Provinciale, con propria delibera, autorizza Cassa del Trentino a emettere dei prestiti obbligazionari, e viene fissato “a monte” un determinato tasso di interesse, che la Provincia si impegna a ricomprendere all’interno delle annualità che poi riconosce a Cassa del Trentino.

Successivamente Cassa del Trentino colloca sul mercato le obbligazioni emesse, e lo fa a un tasso di sconto anche sensibilmente inferiore a quello riconosciuto dalla Giunta.

Facile comprendere come una differenza che può essere di pochi decimi, ma anche di alcuni punti percentuali, provochi una differenza nel tempo di parecchi milioni di euro, che andranno a formare utile per Cassa del Trentino, ma a danno della Provincia! Infatti l’utile prodotto viene tassato, e trattandosi in gran parte di IRES, una percentuale molto alta finisce nelle casse dello Stato italiano.

Come si può dedurre dall’ultimo bilancio approvato di Cassa del Trentino (2013) e dai dati forniti in risposta ad alcune recenti interrogazioni, la Provincia paga a Cassa del Trentino interessi maggiori di quelli passivi che la società paga sul proprio debito, facendo lievitare il margine di interesse della società ben oltre la semplice copertura dei costi di gestione ed avendo anche come conseguenza il pagamento di alte imposte allo Stato, che in base ai numeri del debito e alle cifre fornite, si possono quantificare in una cifra complessiva tra i 50 e i 70 milioni di euro. Quindi diversi milioni di euro all’anno, in gran parti “persi” in imposte pagate allo Stato.

Tanto premesso,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale

  • a diminuire il differenziale tra tassi attivi che Cassa del Trentino incassa dalla Provincia e tassi passivi che Cassa del Trentino paga sul debito;
  • a stabilire che i tassi pagati dalla Provincia a Cassa del Trentino siano stabiliti dopo che essa abbia effettuato il debito, in modo da tarare un differenziale massimo tale da coprire i normali costi di gestione e non da favorire facili utili poi tassati.

 

cons. Luca Zeni

4 settembre 2014

Lascia un commento