luca_zeni.1439450809L’ assessore risponde ai medici: «Non è vero che deleghiamo le scelte a Roma, sulla sicurezza decide il ministero. Pronti a valorizzare gli ospedali di valle»

di Sandra Mattei

TRENTO L’ addio di Luciano Flor dalla direzione dell’ Azienda sanitaria, lascia parecchie «vittime» sul campo. Da una parte il governatore Rossi e l’ assessore alla sanità Zeni, che gli hanno dato strenua fiducia e si sono visti ripagati i questo modo, dall’ altra i punti caldi (e irrisolti) dei punti nascita e del futuro degli ospedali di periferia.
Patate bollenti che si trova a dover affrontare l’ assessore Zeni, in un clima di polemiche roventi non solo da parte delle opposizioni, ma anche della stessa maggioranza.

C’ è Olivi che ha chiesto una sferzata per non fare della salute un terreno di scontro a fini del consenso e ci sono gli alleati che chiedono al Pd di fare chiarezza. Come commenta?
Penso che tutti gli attori del sistema abbiano le proprie responsabilità. E penso che le criticità non vadano nascoste, anzi. È bene che se ne parli. Ma il mio appello, concordando anche con Olivi, è di tornare a lavorare in modo costruttivo, perché è ai cittadini che dobbiamo rivolgere l’ attenzione.
Esiste un confine tra la critica costruttiva e quella strumentale: nostro dovere è far riacquistare fiducia nella nostra sanità, perché sono i dati concreti che ci dimostrano la sua qualità e non la percezione che si vuole far passare.

Tornando al lavoro, in assessorato, quali sono i primi problemi da affrontare?
Le questioni sul tavolo sono quelle che abbiamo impostato già negli scorsi mesi. Dobbiamo attuare il piano della salute, che si articola nella riorganizzazione socio-sanitaria, della medicina del territorio e della rete ospedaliera.

Ha i dati aggiornati delle domande per i concorsi di anestesisti, pediatri, ginecologi necessari agli ospedali periferici per poter mantenere la funzionalità di notte e nei fine settimana, dopo l’ introduzione della direttiva europea sul riposo dei medici?
In questi giorni dovremo vedere se arriveranno anche domande via posta, poi avremo i dati completi. Se su alcune figure ci saranno troppe poche domande, abbiamo fatto in modo che i bandi potranno essere prorogati, senza dovere rifare tutta la procedura. Se ci fossero delle domande in più su un ospedale più che su un altro, i concorrenti avranno la possibilità di dirottare la richiesta in altra sede: è un’ opportunità in più.

Ha avuto l’ occasione di sentire se in questi giorni di afflusso di turisti e, di conseguenza, di più ricoverati in ortopedia, c’ è stata sofferenza sugli ospedali di Trento e Rovereto?
No, non ci sono stati problemi perché da metà dicembre abbiamo garantito che nel fine settimana ci fosse la presenza degli anestesisti e degli ortopedici anche negli ospedali di valle, per poter operare. Se c’ è necessità della sala operatoria per chi si frattura arti, questa è necessaria di giorno e non di notte.

Cosa risponde al presidente dell’ ordine dei medici, Marco Ioppi, che ha criticato la scelta di aver delegato la decisione sui punti nascita a Roma? Una richiesta di deroga sui criteri di sicurezza, in questi giorni dove si sono verificate cinque morti per parto?
Non ho intenzione di polemizzare con Ioppi. L’ ho ripetuto varie volte: non deleghiamo a Roma la decisione, ma vogliamo garantire a tutti i cittadini determinati servizi, pur avendo come priorità la sicurezza. È chiaro che il rischio zero non esiste: le morti sono avvenute in grandi ospedali, come il Sant’ Anna di Torino che è il secondo in Europa come numero di parti, nessuno è sotto i 500, perciò non c’ entra con il numero di parti. Il principio che stabilisce la domanda di deroga è valutare alcuni elementi, come la distanza dagli ospedali principali, il numero dei cesarei e delle morti. Su questi criteri il ministero dovrà decidere se derogare sul numero dei 500 parti, questo è l’ iter che dobbiamo seguire.

Quale il futuro degli ospedali periferici, se il ministero boccerà la richiesta?
Ripeto, all’ interno del piano della salute dobbiamo riorganizzare la medicine sul territorio e la rete ospedaliera.
L’ obiettivo è quello di mantenere il pronto soccorso, medicina e ortopedia e si cercherà di individuare i mandati. Si tratta di specializzazioni come il ginocchio da una parte, la mano dall’ altra, prevedendo una casistica maggiore e dando di conseguenza una qualità maggiore, in modo da far diventare le strutture un riferimento per i pazienti. Su questa impostazione, che deve essere completata con la riforma della medicina del territorio, abbiamo avuto la condivisione dei medici, ma evidentemente su questa riforma c’ è stata meno enfasi, perché la si dà sempre a quello che non va».

Fonte: Trentino 05/01/16

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