Diga+Santa+Giustina

Abbiamo già parlato della delega contenuta nella legge di stabilità in materia di funzioni statali sulla giustizia, e la delega vera e propria sulle Agenzie fiscali.

Nel dibattito politico è ritornato di attualità inoltre il tema della riforma del Titolo V parte seconda della Costituzione. Se ne parla da tempo – il governo Berlusconi depositò il 7 aprile 2011 un ddl, il governo Monti il 15 ottobre 2012 – sempre con una impostazione che tende a rivedere quel tentativo di matrice federalistica contenuto nell’attuale formulazione della Costituzione.

La costante è la previsione di riaffidare allo Stato la potestà legislativa esclusiva in una lunga serie di materie, tra le quali le grandi infrastrutture e le reti di comunicazione nonché energia compresa quella idroelettrica.
Nel ddl del Governo Monti, ad esempio, si attribuiscono allo Stato: porti marittimi e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale, grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, di interesse non esclusivamente regionale.».

Nell’ultimo periodo il dibattito è ripreso in particolare sul tema dell’energia. Qualche commentatore ha liquidato la questione rassicurando perché è materia compresa nello Statuto, e pertanto il Trentino non deve preoccuparsi.
Ma il diritto spesso è più complesso, e non basta una lettura superficiale.
Infatti, se andiamo a vedere, purtroppo, la materia energia non è prevista nello Statuto fra le materie per le quali è individuata la potestà legislativa esclusiva o concorrente della Provincia autonoma o della Regione, e cioè gli articoli 4 e 5, 8 e 9. Esso prevede invece agli articoli 12 e 13 alcune prerogative delle province autonome ed enti locali in materia di energia idroelettrica, ma francamente del tutto marginali, rispetto al tema delle concessioni di grandi derivazioni di acque pubbliche, per le quali lo Statuto prevede, purtroppo, all’articolo 9 – nr. 9) – l’esclusione della competenza provinciale sulle predette concessioni e quindi la riserva allo Stato.

La questione è tanto importante quanto complessa, perché occorre distinguere l’energia elettrica dalle altre, inoltre la distribuzione dalla produzione, commercio, importazione ed esportazione nonché la produzione da fonte idraulica a mezzo concessioni di grandi derivazioni di acque pubbliche, da tutte le altre: per chi volesse approfondire la questione, segnalo i tre volumi pubblicati nel 2011 sui “40 anni di Autonomia”.

Quel che conta è che nel 1999, solo dopo un impegno preso dal Governo in sede di chiusura della vertenza con l’Austria e la fine del monopolio statale dell’energia, è stato possibile ottenere con una norma di attuazione (d.legisl. 463/99) la delega delle funzioni statali in materia di concessioni idroelettriche (ed altro) e il trasferimento (pieno) al demanio idrico provinciale di tutte le acque ed opere idrauliche fin lì di competenza statale (Adige – Rienza – Drava – Lago Di Garda..).

E’ poi per effetto della riforma del Titolo V – parte seconda – della Cost. e dell’articolo 10 della LC 3/2001 (clausola cd. di maggior favore, per non ‘lasciare indietro’ le Speciali rispetto alle Ordinarie) che abbiamo potuto pretendere ed ottenere con ulteriori nuove norme di attuazione la trasformazione della delega in trasferimento di funzioni statali e quindi con tutte le grandi modifiche alla legge provinciale n. 4/98 per disciplinare in modo autonomo le concessioni di grandi derivazioni. Ora, nel caso si arrivasse (probabile) alla predetta modifica ulteriore dell’articolo 117, l’effetto sarebbe per noi di avere un quadro costituzionale che tornerebbe ad essere grosso modo quello ante 2001 e quindi di solo possibile mantenimento della competenza come delega (seppur ampia come nel 1999), considerato che pare altamente improbabile una norma costituzionale transitoria che affermi che le regioni a statuto speciale si tengano le competenze che avevano acquisito di riflesso dalle ordinarie per effetto dell’articolo 10…

Questo almeno per noi che abbiamo l’esplicita riserva allo Stato della competenza, a meno che non si ritenga di poter modificare i primi titoli dello Statuto (con legge costituzionale, dato che in questo caso mi pare ardua la via dello scambio di note ex art. 104 St, interpretando anche queste materie come finanza regionale e provinciale….).
Questa questione, che è costata ai Trentini grandi sacrifici, deve d
estare in noi forte attenzione.

Il secondo Statuto non ha potuto tener conto delle aspettative ed anche degli impegni presi dallo Stato con il Pacchetto delle misure a favore della popolazione altoatesina negli anni ’60, a causa della intervenuta nazionalizzazione dell’energia del 1962-63. Ci sono voluti oltre quindici anni di trattative serrate con il Governo per avere la ‘proprietà provinciale’ delle acque e quindi subentrare allo Stato sia come ‘proprietario’e regolatore che come concedente e controllore ; questo è il vero elemento fondamentale, dato che per molti altri aspetti il quadro di rifermento è dato comunque dai Trattati UE e dalle norme comunitarie sia in materia di mercato dell’energia che di concessioni.

Il compito del pd del Trentino all’interno del Pd nazionale, deve essere quello di “esportare” una cultura dell’autonomia, non intesa come chiusura localistica e autoreferenziale, ma come espressione autentica della capacità di autogoverno. Per farlo non dovremo temere il confronto sui numeri, nè di metterci in gioco in quei settori dove la comparazione ci dice che possiamo migliorare.

Lascia un commento