Riporto una traccia dell’intervento svolto in Consiglio Provinciale sul tema della cosiddetta riforma della scuola

 

Prendo la parola a nome della maggioranza, in modo da ribadire in maniera chiara la linea e senza bisogno di aprire un dibattito già svolto più volte in quest’aula.

Prima di entrare nel merito occorre sottolineare che nei rapporti tra maggioranza e opposizione qualcosa non sta funzionando.
Chi parla è sempre stato convinto del ruolo essenziale che le minoranze hanno per il funzionamento della democrazia; di più, l’alternanza di governo è garanzia di trasparenza, perché se le stesse persone occupano per troppo tempo i punti chiave del potere, si creano inevitabilmente distorsioni.
Proprio il ruolo essenziale della minoranza esige un grande senso di responsabilità nel fare opposizione. L’opposizione fine a se stessa è sterile, aumenta le distanze e non aiuta a proporsi come forza di alternativa.
Questo lo dico perché oggi sarà una giornata interamente dedicata al tema della scuola, visto che all’ordine del giorno abbiamo questa mattina la mozione di sfiducia all’Assessore Dalmaso, mentre questa sera ci sarà il Consiglio straordinario che chiede la sospensione della riforma.
Partiamo dalla discussione di una mozione di sfiducia all’assessore, all’interno di un sistema che vede l’elezione diretta del Presidente, il quale nomina e rimuove i suoi assessori. Un tempo il Consiglio Provinciale eleggeva al suo interno Presidente e Assessori, oggi risulta difficile comprendere il significato di una mozione di sfiducia; è evidentemente una mozione di sfiducia all’intero esecutivo, non certo soltanto a un suo assessore. Ed inoltre lo facciamo dopo che questo consiglio ha già respinto più mozioni critiche dell’opposizione: quindi si chiede la sfiducia dopo che per ben tre volte la maggioranza dell’aula gliela ha confermata. Continuare a riproporre sempre gli stessi temi non è molto rispettoso dell’aula.
Questa sera avremo invece un Consiglio straordinario che tratterà sempre del tema della scuola, che riproporrà la richiesta di rinvio della riforma, all’interno di una strategia mediatica che utilizza questi momenti per poter discutere i temi che di volta in volta interessano una parte politica.
Dobbiamo stare estremamente attenti, perché la richiesta di convocazione di un Consiglio straordinario è una garanzia potente prevista dallo stesso Statuto di autonomia, utilizzato in casi del tutto eccezionali nella storia della nostra autonomia.
Abusarne in maniera sistematica per scopi di visibilità partitica oltre che scorretto politicamente, è estremamente pericoloso per gli equilibri istituzionali previsti dallo Statuto.
E non si dica che c’erano motivi di eccezionalità e urgenza, perché le stesse mozioni che andremo a discutere questa sera potevano benissimo essere messe all’ordine del giorno del consiglio ordinario, evitando anche i costi che comporta la nuova convocazione.

Ma veniamo al merito.
Negli ultimi due mesi abbiamo partecipato a un dibattito troppo spesso concentrato sui pur importanti particolari, mentre si è perso di vista il quadro complessivo, che dovrebbe invece essere quello che più compete a quest’aula.
Il riordino del secondo ciclo fa parte della ben più ampia cornice della Riforma della scuola trentina.
Se non facciamo questo sforzo collettivo di alzare lo sguardo rischiamo davvero di rimanere tutti invischiati nelle “micro questioni”, nelle richieste anche sacrosante di singoli soggetti o di specifici settori disciplinari o di legittimi interessi sindacali.
Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo aver ben presente quali scenari stiamo disegnando per la scuola dei nostri ragazzi e quale ruolo vogliamo confermare e rilanciare alla nostra scuola provinciale.
Una finalità che non può certo riguardare solo gli interlocutori del mondo scolastico, ma lo sviluppo dell’intera comunità trentina.
Bene, dunque, che su un tema come quello del riordino del secondo ciclo si sia registrata una così vasta partecipazione e si siano espresse tante voci, molte delle quali anche sinceramente appassionate sulle sorti del nostro sistema scolastico.

Il punto da cui partiamo è che la nostra è una Scuola che – ci dicono i dati – si colloca ai vertici nazionali per apprendimento degli studenti, abbandoni dei ragazzi sotto i 18 anni, partecipazione al sistema scolastico e formativo, studio delle lingue straniere, apertura internazionale.
Tutto questo anche grazie al modello dell’istituto comprensivo diffuso su tutto il territorio provinciale.
Peculiarità trentina è poi la presenza unica nel nostro sistema scolastico e formativo di una formazione professionale provinciale che è passata via via da un ruolo di supplenza nelle valli dell’assolvimento dell’obbligo scolastico (questo già dagli anni ‘50/’60) ad un vero e proprio canale d’istruzione e formazione di buon livello, ad una vera propria “gamba” del sistema con un percorso triennale per la qualifica, quadriennale per il diploma tecnico e con possibilità di proseguire poi nell’alta formazione per un diploma di tecnico superiore, oltre alle passerelle per quei ragazzi che vogliono proseguire in altri indirizzi verso la maturità, il mondo del lavoro o l’università.

La prima considerazione generale è che il governo nazionale sta varando una riforma della scuola allo scopo – parole del ministro Tremonti – di risparmiare.
Poiché il debito pubblico continua a salire, mai è stato così alto, poiché i conti pubblici sono fuori controllo, serve trovare qualche voce dove tagliare, e naturalmente è la scuola la prima vittima.
Ma tagliare sulla scuola significa tagliare le radici del nostro futuro!

In questo contesto la Provincia di Trento si sta muovendo. Infatti abbiamo competenza concorrente sull’istruzione, e dobbiamo adeguarci alle decisioni che arrivano da Roma.
Anche perché ci stiamo occupando di un settore dove  ci sono diplomi, esami di stato, riconoscimento di titoli di studio etc. dove la dimensione nazionale è predominante.
Ad oggi ancora non si sa quali saranno le decisioni finali prese dal Ministro Gelmini, decisioni a cui dovremo adeguarci.
Doveroso è pertanto il tentativo di intervenire per tutelare e rilanciare la scuola trentina.

Dicevamo che dobbiamo fare lo sforzo di collocare nella giusta cornice il discorso sulla riforma della scuola trentina.
Spesso dimentichiamo che la vera riforma è stata fatta con la legge 5/2006, e i provvedimenti di cui oggi discutiamo sono una declinazione di quei principi votati dal legislatore provinciale.
La legge 5 ha cambiato la prospettiva generale, per passare da una visione centrata sulla sola “istruzione” ad una dimensione di processi educativi e formativi da zero a 18 anni, con un riordino anche in sede normativa e organizzativa.
Un nuovo approccio ai processi educativi che vede coinvolti la famiglia, la scuola e la comunità, proprio perché la scuola non può vivere in una posizione isolata o autarchica rispetto agli altri due soggetti che  operano nel campo dell’educazione, ma, nel rispetto dei ruoli specifici di ogni soggetto, si devono attivare adeguate sinergie, collaborazioni ed integrazioni che permettano di raggiungere i risultati più qualificati.
E’ utile ricordare brevemente i tre obiettivi di quella legge.
Primo obiettivo la filosofia della legge, che fa riferimento in particolare alla convinzione che la scuola del primo ciclo e del secondo ciclo superiore, quindi elementare, media e superiore hanno una prevalente valenza educativo-formativa del soggetto, volta all’acquisizione di strumenti, di competenze, di esperienze legate alla responsabilità sociale e alla cittadinanza attiva.
All’interno del quale assume un ruolo importante, oltre alla formazione della persona anche la cultura del lavoro e lo sviluppo di prospettive professionali.
In quest’ottica allora il  percorso è un percorso orientativo, da un lato, verso la conoscenza in sé da parte del soggetto e, dall’altro, verso la costruzione di un proprio progetto di vita, attraverso l’acquisizione di metodo che permette al soggetto di essere capace di capire il contesto, capire se stesso, orientarsi nelle situazioni, sviluppare la propria capacità critica, essere capace di assumere delle decisioni.
Il secondo obiettivo fa riferimento all’idea di un istituto scolastico come polo dell’offerta formativa per il territorio.
Un istituto, che non è solo volto alle nuove generazioni, ma diventa un riferimento nell’ambito delle proposte formative e per lo sviluppo delle conoscenze di tutta la comunità, in una logica di formazione permanente secondo la quale ogni persona nel corso della vita deve sistematicamente porsi in un atteggiamento di riflessione, ricerca, apprendimento, acquisizione di nuove conoscenze, che gli permettono di stare al passo con i tempi.
In questa prospettiva non diminuisce, ma si caratterizza ancora meglio sia l’identità propria delle singole istituzioni scolastiche e formative (rafforzata tra l’altro dall’introduzione dello Statuto quale documento fondamentale dell’istituzione stessa, accanto al Progetto d’istituto e la carta dei servizi) sia la partecipazione dei genitori e degli altri soggetti del territorio al sistema, attraverso vecchi e nuovi organismi collegiali, reti territoriali sinergiche.
Per consentire tutto questo, il terzo obiettivo di quella legge è la valorizzazione delle autonomie scolastiche, riequilibrando il rapporto fra Provincia e istituzioni scolastiche a favore di quest’ultime.
Si ribadisce l’approccio sistemico alla scuola fatto di tante unità, che sono le istituzioni scolastiche autonome, e della Provincia Autonoma, soggetto del sistema con potestà legislativa autonoma a sua volta rafforzata dall’evoluzione normativa nazionale.
Nella proposta di legge l’autonomia scolastica viene valorizzata, un’autonomia che fa riferimento proprio alla capacità di essere un soggetto che ha proprie risorse, che le gestisce attraverso processi di programmazione specifici legati alle caratteristiche del territorio e ad obiettivi che la scuola stessa si dà.
In questo contesto diventa particolarmente importante il ruolo del Consiglio delle autonomie scolastiche e formative, il Consiglio del sistema educativo provinciale, nonché di altri momenti di partecipazione per docenti, dirigenti, studenti e genitori, quali strumenti di partecipazione, di coinvolgimento, di discussione su determinate questioni strategiche del sistema.E forse proprio questi organi sono in parte mancati in questo periodo.
Oggi si tratta di dare piena attuazione alla legge sull’autonomia scolastica.
Se questa legge oggi è ancora inattuata lo si deve a due fattori diversi ma convergenti: da una parte un conservatorismo poco incline al cambiamento (l’autonomia scolastica) in una categoria più abituata ad una struttura piramidale che ad assumersi le proprie responsabilità; e dall’altra le resistenze incontrate nell’apparato provinciale che non ha mai accettato di cedere sovranità verso l’autonomia scolastica, cercando di mantenere le proprie prerogative, svuotando il Consiglio delle autonomie che dovrebbe rappresentare uno degli snodi decisivi della riforma Salvaterra.
Uno scontro che abbiamo toccato con mano nel corso della precedente legislatura, tutt’altro che concluso.

Il disegno del legislatore corrispondeva alla necessità di realizzare una scuola fortemente integrata nel sistema trentino in grado al tempo stesso di pulsare con una dimensione nazionale ed europea, al riparo dalle tentazioni privatizzanti del governo centrale e capace di costruire relazioni di profilo sovranazionale. Rilanciare questo disegno è importante.
Certo, i limiti delle competenze della nostra autonomia ci impongono di raccordare materie e programmi al sistema formativo nazionale, ma nessuno impedisce al sistema scolastico trentino di declinare tali competenze in maniera creativa.
Da questa cornice di riforma complessiva discende e in questa cornice va inserito il riordino del secondo ciclo superiore.
Da più di un anno, la scuola trentina sta riflettendo coralmente e lavorando sull’elaborazione dei Piani di studio provinciali.
Venendo ora al merito della mozione, mi chiedo e vi chiedo:
Dovremmo sfiduciare un’assessore che ci dice che qui – diversamente dalla linea nazionale – non taglieremo alcuna risorsa alla scuola?
Dovremmo sfiduciare un’assessore che ci dice che il fine dei provvedimenti non è mandare a casa un po’ di insegnanti per risparmiare, ma che si tutelerà l’occupazione, cercando piuttosto di razionalizzare il sistema per migliorare l’organizzazione complessiva?
Dovremmo sfiduciare un’assessore perché sta cercando di declinare in decisioni concrete quei principi contenuti nella legge 5 del 2006, vero momento di riforma del sistema, di cui i provvedimenti di cui stiamo discutendo sono una applicazione?

Oggi sta cercando di rendere migliorare le decisioni che arrivano da Roma, pur nell’incertezza di un contesto nazionale che non fornisce garanzie e rassicurazioni.
Forse, se invece di cercare la polemica fine a se stessa, cercassimo insieme di contribuire per migliorare la proposta, avremmo fatto un servizio migliore al Trentino.
In questo quadro ci si sta muovendo, e per questo non avrebbe senso chiedere un rinvio tanto per rinviare.
I primi a rimetterci sarebbero gli studenti, che si troverebbero con un anno di ritardo a dover adattarsi a una nuova impostazione.
Al contempo credo che tutti i consiglieri di maggioranza – vista l’importanza del tema, stanno seguendo con attenzione l’evolversi della situazione, e le priorità che ora si presentano.
Occorre attendere i punti fermi da Roma, perchè non possiamo chiudere le nostre posizioni del tutto se non arrivano alcune certezze dai regolamenti nazionali;
occorre poi con la massima celerità concentrarsi sull’orientamento di studenti e famiglie (le iscrizioni sono spostate anche da noi a fine marzo per le prime classi superiori e prima possibile occorre partire con le informazioni sull’orientamento per gli studenti e le famiglie);
occorre la massima partecipazione possibile per i docenti nella prosecuzione nel nostro percorso dei Piani di Studio Provinciali;
occorre verificare e organizzare il percorso quinquennale nella formazione professionale con possibilità di esame di stato finale in raccordo con il resto del sistema s’istruzione. Questo è un nodo fondamentale per il passaggio al nuovo sistema della formazione professionale.
Il vero obiettivo per il Trentino dovrebbe essere oggi riprendere il nostro percorso di riforma a tutto campo, valorizzando sia l’eredità storica e dell’autonomia speciale nella scuola, sia le grandi potenzialità della legge 5/2006 non ancora utilizzate al meglio.

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