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Uno dei temi strategici per la Provincia di Trento è quello relativo al ruolo delle società partecipate. Proviamo a svolgere alcune riflessioni. Di seguito un articolo del Corriere del Trentino che inquadra la situazione esistente e un articolo con alcuni commenti sulle prospettive.

Ladelicata situazione economica che stiamo vivendo impone due grosse direttrici sulle quali la PA deve agire, e due obiettivi primari e strategici:

- il mondo delle imprese e del lavoro;

- la spesa nella gestione della cosa pubblica. Questa si può dividere in investimenti e servizi, ma qui ci riferiamo agli investimenti.

Per questo secondo aspetto il tema non può essere solo quello del risparmio, della spending review, bensì la reale produttività ed efficacia degli investimenti pubblici,affinché le partecipate diventino strumento primario di azione.

Quindi il punto è: quale è la funzione, il ruolo, delle società partecipate?

Primo aspetto è la finalizzazione degli investimenti e quindi la reale competenze espressa dalle partecipate. Il tema dell’accavallamento con il mercato, per le attività che possono essere appaltate ai privati piuttosto che gestite direttamente, è infatti secondario se la partecipata viene ricondotta ad un piano strategico sul territorio.

Quando si parla di territorio il fine é poi quello di ottenere l’innesco di una trasformazione economico-produttiva, il supporto specialistico, magari senza marginalità dirette ma misurato invece sulla marginalità che crea nei settori, in una visione sistemica e di costruzione dei fattori di integrazione e pari opportunità.

In questo si configura il vero ruolo delle partecipate!

Se invece ci si riferisce a quella funzione del pubblico che non prevede nessuna marginalità presunta, neppure quella strategica, allora si parla di contribuzione sociale che non può essere espressa attraverso le partecipate: essa si esprime infatti attraverso contributi anche a fondo perso, e può essere fatto dalla pubblica amministrazione senza bisogno di altre strutture, con conseguente maggior efficienza e risparmio.

In Italia troppo spesso si sono utilizzate le partecipate non come innesco dell’economia ma come contribuzione sociale: questo significa aver mal interpretato lo sforzo pubblico e depauperato risorse sia negli scopi che nelle metodologie e negli strumenti.

L’assistenzialismo attraverso le partecipate è una contraddizione strategica e operativa molto grave.

Il ruolo sociale del pubblico ha un interesse collettivo, che non può essere espresso attraverso le partecipate poiché costituisce un incremento grave di costi improduttivi, ben oltre il costo diretto dei contributi assistenziali.

Ecco allora che anche parlare di efficienza, sinergia, concentrazioni, fusioni, ecc – cosa importante e di cui spesso abbiamo parlato – non può essere il cuore della discussione, perché significherebbe ancora una volta non aver bene presente il disegno strategico e rincorrere soluzioni organizzative, come spesso fanno le aziende private decotte che non si riconvertono per rilanciarsi, ma tagliano per inseguire un miraggio di efficienza, prolungando solo l’agonia senza produrre opportunità reali di rilancio.

Il piano delle partecipate non deve essere tanto una strategia di spending review, anche se il contenimento dei costi è un tema che il gruppo del PD ha spesso posto: mi preoccupa che l’analisi sulle partecipate non venga fatta in una visione sistemica, ma solo in un’ottica di tagli operativi e senza visione strategica del ruolo pubblico rispetto al mondo imprenditoriale.

É ormai superata la vecchia politica che ha prodotto il proliferare delle partecipate in modo inefficiente e spesso clientelare in tutto il Paese; ma la nuova visione ragionieristica rischia, in modo demagogico, di negare il ruolo delle partecipate, salvo porsi poi il problema dei posti di lavoro. La visione corretta è quella di un ripensamento sistemico delle partecipate, attraverso una professionalizzazione specialistica e strumentale delle competenze in esse contenute, con funzioni di innesco dell’economia e di trasformazione generale della crescita e dello sviluppo territoriale.

All’interno delle partecipate vi sono già infatti molte competenze, ma è il legame troppo stretto con gli interessi a breve termine della politica e con le logiche elettorali che non ne permettono ancora l’effettivo utilizzo non concorrenziale sul mercato.

La prospettiva dovrà quindi sempre di più essere quella di un indirizzo politico chiaro, con obiettivi misurabili da parte della politica, e di una maggiore attenzione alle competenze ed alle analisi legate alla sostenibilità degli investimenti, al ruolo di volano per l’economia delle risorse pubbliche, pretendendo assieme alla maggiore misurabilità la finalizzazione ai reali problemi del territorio ed al ruolo svolto per la Provincia ed i suoi cittadini.

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