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La fase storica che stiamo attraversando è caratterizzata da eventi che modificheranno profondamente gli assetti che oggi conosciamo. La crisi economica ha fatto esplodere le contraddizioni del modello del liberismo e di una politica semplice ancella di una finanza senza regole; il debito pubblico che oggi piega l’Europa ha incrinato la fiducia nella capacità dell’ente pubblico di investire in maniera lungimirante le risorse di cui dispone.

Il mondo, e l’Europa in particolare, oggi sono interconnessi, ogni Stato e ogni comunità sono legati da un comune destino, e chiunque pensi di poter uscire da solo da questa situazione nega la realtà. Per questo oggi assistiamo alla presa di coscienza che l’unica via da intraprendere è quella di un rafforzamento politico dell’Europa, e assistiamo all’ approvazione o alla discussione di impegni fortissimi come il fiscal compact o la messa in comune di una parte del debito pubblico.

Per questo sono diversi gli aspetti da affrontare in questa fase per il Trentino.

Il primo è sicuramente quello finanziario, per cercare di ridurre più possibile l’impatto delle richieste statali, per evitare che il Patto di Milano ci porti a pagare due volte; pur sapendo che oggi ciascun ente locale del Paese sta avanzando le medesime richieste.

Il secondo aspetto è meno contingente, più strutturale, ed è quello di portare avanti con convinzione una visione delle istituzioni e dei modi con cui ciascuna comunità dovrebbe auto governarsi. L’autonomia non è privilegio, bensì la corretta declinazione nelle istituzioni della profonda convinzione che la diversità è la base della vita stessa, è proprio perché ciascuna persona è diversa che il principio di eguaglianza può affermarsi. Il principio di sussidiarietà è il fondamento su cui erigere gli assetti istituzionali.

Mostrare al Paese e all’Europa quanto il modello dell’autonomia sia fondato sia dal punto della visione che dell’efficienza, è l’unica strada per contribuire a trovare una via d’uscita alla crisi strutturale che stiamo attraversando e a salvare l’autonomia trentina.

Ma attenzione, per riuscirci dobbiamo essere onesti con noi stessi prima ancora che con gli altri, e non nascondere le criticità. Autonomia non significa indipendenza; pensare a noi stessi come a un piccolo Stato riprodurrebbe tutte le aporie e le contraddizioni che lo Stato moderno ha evidenziato, soltanto su scala minore. Autonomia significa riconoscere come l’interdipendenza sia la condizione della nostra epoca, significa apertura e assunzione di responsabilità.

Per questo dobbiamo affrontare con dignità e a testa alta il confronto con lo Stato, accompagnando con dati e numeri la visione dell’autonomia e la sacrosanta difesa di quei principi giuridici che sono alla base della convivenza sociale fondati su Statuto di autonomia e norme di attuazione. Dati e numeri, per dimostrare con pazienza e perseveranza come sappiamo fare meglio degli altri con minori risorse. Per questo non dobbiamo avere paura del confronto, di comparare dati e politiche, e non dobbiamo avere paura di mettere in discussione le nostre politiche.

Il Trentino per decenni è stato ben amministrato, e questo dobbiamo rivendicarlo insieme, ma il mondo è cambiato, e compito della politica è muoversi con le cose che si muovono, è interpretare la realtà e proporre nuove soluzioni e visioni, fondandoli oggi più di ieri su dati e numeri e non soltanto sulle intuizioni. Se sapremo migliorarci, attraverso una ancora maggiore efficienza della macchina pubblica e una maggior capacità di qualificare gli investimenti, dimostrando che il modello dell’autogoverno è esportabile, non dovremo temere il futuro e sapremo garantire benessere ai cittadini trentini anche nei prossimi anni.

Il clima non è favorevole, il percorso è impervio, ma abbiamo il dovere di essere modello; per farlo dovremo diffondere con convinzione la visione dell’autonomia – aperta, solidale, efficiente, competitiva – e, mi sia consentito, spingere molto sul concetto di autonomia, meno su quello di specialità

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